Nonna Annalisa racconta – Primi capricci

Ed eccola lì, che scalcia e protesta, in quello che si può definire senza alcun dubbio in capriccio. E mi viene da ridere, anche se mi sforzo di mantenere un cipiglio serio perché insomma… non si può cedere! Ma intanto penso: quante cose non mi ricordo? A me sembra che sei mesi siano davvero pochi per fare i capricci, o mi ricordo male? Capricci “consapevoli”, intendo: non il pianto o la protesta che nascono da un disagio oggettivo, ma le rimostranze appena io mi alzo da tappeto su cui lei sta giocando, peraltro in assoluta autonomia e circondata dai suoi giocattoli, per sedermi un po’ più in là, ma perfettamente nel suo raggio visivo. I capricci del “non solo devi stare con me, ma devi dedicarmi tutta la tua attenzione”. Capricci che con i suoi genitori non farebbe, perché loro ogni tanto devono giocoforza lasciarla a giocare da sola, naturalmente in tutta sicurezza; lo sa benissimo, però ci prova e sembra dirsi “vediamo che cosa succede con la nonna…”.
E penso: guarda qui questo scriccioletto che sì e no si è affacciata al mondo, e ha già capito che cosa può fare e che cosa non può fare, dov’è l’anello debole che è possibile cercare di forzare… E poi, possibile che i gesti dei capricci siano sempre gli stessi, di generazione in generazione: le gambette che si agitano, lo sguardo corrucciato, quel pianto un po’ forzato che, si capisce benissimo, non nasce dal dolore…
Un pensiero che mi riempie di tenerezza. Vorrei prenderla in braccio e coprirla di baci, ma non cedo: sorrido, le porgo un altro giocattolo, canticchio una canzoncina; qualche trucco l’ho imparato, in tutti questi anni, e l’ultima cosa che desidero è sentirmi rimproverare da mia figlia che vizio la bambina, che “demolisco i loro sforzi”. Cosa che avrei pensato anch’io, quando ero al suo posto. Quindi forza piccola: smettila di scalciare e impara che perfino la nonna è in grado di resistere (almeno ogni tanto) ai tuoi capricci!
Nonna Annalisa

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