Le avventure di Capital Porchetta – Capitolo III: Ogni scherzo è ovale

Il terzo episodio delle avventure del nostro Carletto/Capitan Porchetta. Per una volta, Carletto non  ha nessun desiderio di sfoderare i suoi superpoteri, ma riesce ugualmente a cacciarsi  in una situazione che una catena di malintesi rende decisamente… irresistibile!

Mancavano pochi giorni a Carnevale. Un periodo difficile per i supereroi. Quelli veri non sapevano bene come comportarsi. Insomma, cercavano di non farsi vedere in giro, stentavano a intervenire, fingevano impegni improvvisi rintanandosi nei propri rifugi segreti. C’era il rischio  infatti,  di essere confusi con  colonie di  gente in maschera. Gente che non aveva certo superpoteri, ma che per un giorno fingeva di averli. E allora schiere di Batman chiacchieravano affettuosamente con attillatissimi Robin, alcuni Superman cercavano di interpretare la Z sul petto di un improbabile Zupperman e Flash Gordon chiacchierava con una dozzina di Silver Surfer. Ma  il problema vero, per un autentico supereroe, era confondere un uomo in maschera con l’Uomo Mascherato, un buontempone per un proprio collega. Ne nascevano situazioni imbarazzanti e spesso pericolose.

Carletto cercava di vivere, nel quotidiano,  come fosse un comune bambino della quinta C, perché anche lì, nel paesino di Caccadisotto,  stava per scoppiare la mania del travestimento. Gironzolava nei pomeriggi bui cercando di farsi i fatti propri per non essere coinvolto in situazioni che potessero richiedere l’intervento del suo alter ego, Capitan Porchetta.
Per fortuna era periodo di allenamenti di rugby e quelle ore passate al campo lo ripagavano della frustrazione di rimanere, eroicamente parlando, inoperoso.
Come tutti i venerdì, aveva preso la borsa per avviarsi con anticipo  verso il  campo. Gli piaceva arrivare negli spogliatoi un po’ prima. Aveva tutti i suoi riti, piccole manie, roba minima. Doveva togliere dalla borsa i vari indumenti  invertendo con precisione  la sequenza con cui li aveva messi dentro. Doveva controllare i tacchetti uno ad uno ed eventualmente sostituirli in base alle condizioni del campo. Per questo nella borsa aveva un borsetta  delle attrezzature che all’interno celava una borsina degli attrezzi con dentro un sacchettino con tacchetti di diversa misura, più una scatolina con tacchetti usati che, all’occorrenza, potevano venir buoni. Infine doveva bloccare un pollice con il Tensoplast e fasciarsi un ginocchio, ma di sotto, perché questo gli dava stabilità. Di certo al ginocchio, ma  forse  anche a lui.

Camminava sul sentiero vicino al bosco, borsa a tracolla, calci ai sassi. Perso nei suoi pensieri. Roba tecnica, roba da futuro tallonatore: come lanciare la touche, rimessa laterale, con più precisione, ma anche come tallonare con il quarto piede.
Stava diventando rapidamente buio e per un attimo ebbe la sensazione di essere osservato. Sì, la sua sensibilità di supereroe percepiva un possibile pericolo. Si guardò intorno pregando perché non ci fosse la necessità di un intervento di Capitan Porchetta, intervento che lo avrebbe fatto arrivare tardi agli allenamenti.
Vicino  a un grande abete scorse una figura minuta vestita di rosso. “Ma… che supereroe  sarà?” pensò.” Ha un costume rosso con un normale cappuccio…”
Intanto si era avvicinato a quella che a uno sguardo più attento sembrava proprio una bambina.
– Ciao, temo di essermi persa, non mi funziona il GPS – l’apostrofò mostrando il telefonino. – Stavo andando da mia nonna, che si ostina a vivere in mezzo alla natura, costringendo tutti ad uscire dalla civiltà per andarla a trovare. Oltretutto sta in un posto dove non c’è campo, nel senso che l’unico campo che c’è è un prato di trifoglio… ah ah… non l’hai capita? Non l’hai capita!
Carletto era leggermente spaesato. La bambina era in realtà una ragazzina. Era molto bella ma parlava a manetta, mettendosi di continuo un lucidalabbra trasparente.
– Sì, credo di sapere  dove è la casa  di tua nonna.
Lei lo abbracciò con impeto gridandogli nell’orecchio: – Sei il mio salvatore, il mio supereroe!
Carletto a questo punto era in serio imbarazzo. Questa ragazzina gli aveva umettato un orecchio, l’aveva stordito e, cosa molto grave, l’aveva riconosciuto come supereroe anche senza il costume da Capitan Porchetta.
– No, io… in realtà sarei solo Carletto, stavo andando al campo, per gli allenamenti di rugby…
Lei sembrava tarantolata: – Sì! – urlava, – sì! Aspettavo questo momento!  Il mio supereroe  è un supereroe del rugby…  potrei essere la tua  Cheerleader… tu in campo a macinare yard, tutto casco e muscoli e io a piroettare  e a scandire gli  slogan…
Carletto stava soccombendo all’abbraccio e balbettava: – Ma no, io gioco a rugby… quello normale… quello del terzo tempo, quello che  corri avanti e passi indietro.
Lei si era fermata, improvvisamente seria ed interrogativa: – E ti sembra normale?
– Cosa?
– Che corri avanti e passi indietro.
– Beh sì, insomma… ora devo andare… gli allenamenti… in ritardo. Tua nonna abita proprio qui dietro la curva,  saranno un centinaio di metri.
Lei aveva ripreso il cesto che aveva appoggiato a terra, si era rimesso il cappuccio e lo guardava con un po’ di fastidio passandosi il lucidalabbra. Carletto non sapeva più cosa dire, abbozzò un  sorriso e butto lì un “Ma perché sei vestita tutta di rosso?”
Lei lo guardava come si guarda un paracarro: – … vestita di rosso, ho un cestino… vado dalla nonna…  beh ciao, grazie per l’indicazione.
Lui  si mise la borsa in spalla: – Bene, io andrei. Ciao  … in bocca al lupo!
– Ma non capisci proprio niente!

Testo di Chicco Pessina
Illustrazione di Bruno Testa

 

Trovi gli altri capitoli delle “Avventure di Capitan Porchetta” a questi link:
Capitolo I: Il segreto
Capitolo II: Il paese di Caccadisotto
Capitolo IV: Il coniglietto Roberto
Capitolo V: Estate

 

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