I nonni nelle famiglie ricostituite: accogliere il nuovo partner

Siamo felici di accogliere sul nostro sito alcuni significativi interventi di Costanza Marzotto, psicologa, mediatrice familiare e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, su un tema oggi più che mai attuale: quello delle famiglie ricostituite.
In particolare, in questo primo articolo la professoressa Marzotto si sofferma sui diversi aspetti del ruolo dei nonni in queste nuove realtà.

Una nuova dimensione della famiglia è oggi quella che viene denominata “famiglia ricostituita, o “famiglia ricostruita”, che in inglese chiamano “Step Family” e in francese “Belle-famille”.
Già nella denominazione riscontriamo una immagine molto diversa. Ricostituita sta a significare che il nucleo originale non c’è più, e che al posto della famiglia originaria si è sostituito un nuovo nucleo, sia che questo abbia o meno tutti gli elementi per dichiararsi famiglia, sia che si siano instaurate nuove relazioni di coppia e tra le generazioni. Una famiglia ricostruita, come la definisce il professor Vittorio Cigoli nel suo testo del 2017, fa riferimento a un gruppo con storia che genera storia e che investe energie affettive ed etiche affinché coloro che ne fano parte possano sentirsi appartenenti ad una matrice di senso, possano acquisire da questi legami la propria identità.
La denominazione inglese allude semplicemente ad un nuovo step, a un nuovo stadio della vita di una famiglia, in cui agli attori inziali se ne sono sostituiti altri, un nuovo compagno/marito della madre o del padre, così che anche i figli acquisiscono lo statuto di step child, o step brother, ovvero di fratelli o sorelle della nuova entità familiare.
La terminologia francese è forse la più suggestiva, in quanto definisce i nuovi genitori belle-mère e bau-père, riconoscendo a queste nuove figure di riferimento una qualità positiva. Potremmo dire che nei nuovi partner dei genitori è inclusa una bellezza nuova, delle qualità prima mancanti che forse hanno portato alla fine della prima unione e alla ricostruzione di un progetto di maggior qualità. Pensiamo a una possibile rilettura delle fiabe come Cenerentola dove alla matrigna viene sostituita da una belle mère, una figura nuova e forse più bella. La storia cambierebbe molto!
Certamente per tutti i membri del corpo famigliare, questi cambiamenti sono assai complessi e di lunga durata, e in particolare per i nonni si prefigura un tempo e un compito non facile.

 

La necessità di “accogliere” il nuovo partner

Le famiglie “allargate”, o ricostituite aprono per i nonni nuovi scenari e li mettono di fronte alla necessità di ridisegnare tutti i rapporti familiari, molto più numerosi. E la cosa non è certo semplice.
Dal lavoro con i Gruppi di condivisione per nonni appartenenti a famiglie divise (con figli o figlie separati o divorziati) emergono tematiche assai complesse e problematiche, che si possono collegare a diversi nuclei principali.
Il primo, di cui ci occuperemo oggi, è quello della necessità di “accogliere” il nuovo partner. In base alla mia esperienza, e premettendo naturalmente che ogni caso è un caso a sé, l’atteggiamento con cui i nonni si pongono di fronte al nuovo arrivato sono assai diversi e proveremo ad illustrane alcuni.  A questo proposito cercheremo anche ad indicare alcuni errori che bisognerebbe evitare, per provare ad immaginare alcune strategie buone, per permettere un inserimento “soft” della nuova figura negli equilibri familiari.

 

Imparare ad accettare e rispettare le scelte dei propri figli

Prima di tutto, è utile ricordare che tra nonni e figli/figlie deve essere chiara la separazione, una separazione positiva e necessaria che aiuta a crescere. I nonni hanno messo al mondo dei figli e questi, raggiunta una certa età, devono essere liberi di intrecciare relazioni amorose con altri in autonomia, con assoluta libertà, affinché sia possibile per ciascuno dei soggetti della seconda generazione (cioè i figli: i nonni passano a far part della prima generazione) costruire un patto esplicito e un patto segreto, rispondente alle proprie necessità.
Già questo passaggio non è facile, perché le pretese dei nonni sulla bontà/idoneità del marito/moglie dei propri figli, sono spesso intricate e complesse. Quanti nonni avrebbero da ridire sulla scelta dei figli e delle figlie! Non a caso in passato i matrimoni erano addirittura “combinati” tra le famiglie d’origine così da garantire alcune condizioni e in un certo senso da alleggerire gli sposi da una decisione molto complicata (sia dal punto di vista economico-patrimoniale, che affettivo). Oggi la libertà di determinare la propria vita è un successo, ma anche una sfida per tutti.

Questa distanza emotiva, giuridica e pratica è ancora più evidente nel caso di una separazione. Come ho avuto modo di scrivere in un mio testo del 2018, alcuni nonni/nonne hanno recriminato sulla prima scelta e si rallegrano per la fine del primo matrimonio, mentre altri si rammaricano per l’investimento fatto sul partner scelto dai propri figli e sentono ingiusto, doloroso, inaccettabile l’abbandono o il tradimento del primo patto costituito.

Se – come abbiamo auspicato – la distanza e l’autodeterminazione dai propri figli è reale, alla prima generazione, cioè ai nonni, si chiede di mantenere rispetto e stima verso le scelte fatte in prima e in seconda battuta. Questo non vuol dire ignorare gli eventi, ma leggerli all’interno di un’evoluzione soggettiva. Può darsi che il proprio figlio/a sia cambiato, maturato, e che sia giunto così a sciogliere la prima unione alla ricerca di una qualità di vita migliore. Oppure può anche trattarsi di un cambiamento non comprensibile, ma che richiede comunque l’accettazione serena o faticosa di questi nuovi personaggi sulla scena familiare.

Su questo fronte il confronto con altre coppie di nonni all’interno dei Gruppi di condivisione per nonni di famiglie divise (vedi i riferimenti bibliografici) può essere di grande aiuto, perché non ci fa più sentire “strani”, ma ci permette di condividere questa fatica e di essere aiutati a trovare strategie buone di fronteggiamento.  Ad esempio, molti nonni riescono a dar voce, in questo contesto riservato e confidenziale con la guida di un professionista esperto, alla fatica per il cambiamento e al dolore per la fine di un progetto che per loro era eterno.

L’accettazione dunque della scelta effettuata dalla generazione di mezzo viene elaborata, connotata dagli aspetti positivi e negativi in vista di un futuro auspicabile e positivo per tutti. Niente è automatico nelle relazioni intergenerazionali, e ciascuno si sintonizzerà con il nuovo partner del figlio o della figlia secondo un suo modo di essere, senza negare, come dicevo, aspetti positivi e aspetti negativi.

 

Costanza Marzotto

La dottoressa Marzotto conduce Gruppi di condivisione per nonni con figli separati presso il Servizio di Psicologia clinica per la coppia e la famiglia dell’Università Cattolica di Milano, Via Nirone 15- tel. 02 72345961 – [email protected]

 

 

Ecco alcuni suggerimenti di letture utili per approfondire questi temi:

C. Marzotto C. (2018), Separazione. Sarò sempre al tuo fiano, Edizioni San Paolo, Milano

C. Marzotto C., Rodella M.G. Martinelli M. T. (2018), Un gruppo per volare sulle ali di Pegaso, in <<3D>>.

C. Marzotto C. (2019), Gruppi di condivisione per nonni di famiglie separate, in << Consultori familiari>>.

Cigoli V., (2017), Clinica del divorzio e della famiglia ricostruita, il Mulino.

Scabini, E., Cigoli, V. (2012), Alla ricerca del famigliare. Il modello relazionale-simbolico, Raffaello Cortina Editore, Milano

 

 

Nota

[1]  È utile precisare che la famiglia ricostituita viene definita dall’Istat come un’unione formatasi dopo lo scioglimento di una precedente unione coniugale di almeno uno dei due partner. Definizione, molto riduttiva, perché non tiene in considerazione la complessità, sia strutturale sia relazionale, di queste famiglie. È meglio definire la famiglia ricostituita come un nucleo familiare convivente che comprende i figli di un precedente matrimonio o di unione di fatto.

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