Il disegno dei bambini

Il disegno è una finestra aperta sull’anima dei bambini. Attraverso il disegno infatti il bambino esprime le sue emozioni, le sue paure, il suo modo di vedere la realtà, i suoi bisogni e le sue speranze.
Tutti i bambini cominciano a “scarabocchiare” fin da piccolissimi, appena acquisiscono un’abilità motoria sufficiente a tenere in mano una penna, un pastello, un pennarello… Questo si verifica in genere intorno al due anni d’età (naturalmente, è una data indicativa: ogni bambino ha il suo ritmo di sviluppo), e da quel momento disegnare diventa una delle loro attività preferite.

L’esperienza di un nonno

Tutti coloro che si occupano di bambini e hanno il privilegio di poter condividere con loro parte della propria giornata non possono che guardare affascinati questi capolavori dei nostri bambini, in cui il segno grafico e il colore sembrano parlarci di loro.
Ecco che cosa ci scrive in merito Vieko, il nostro nonno di riferimento (ci ha già mandato diversi contributi!). Vieko ha una formazione artistica che fa sì che guardi con particolare attenzione e sensibilità le prime prove di disegno del suo nipotino Federico.

I disegni dei bambini mi hanno sempre affascinato. Ritengo che a volte siano degli autentici capolavori che non sfigurerebbero, opportunamente incorniciati, in una galleria d’arte, magari accanto a opere di famosi pittori. Molti grandi artisti, infatti, hanno dedicato tutta la vita alla ricerca dell’immediatezza del disegno infantile, al ritrovamento di quello “stato di grazia” che consente di creare immagini con assoluta spontaneità, senza porsi il problema della verosimiglianza, senza filtri esterni, ma attingendo direttamente dal proprio mondo interiore e fantastico. Un nome per tutti: Paul Klee. Ma anche, più vicino a noi, Lele Luzzati ha avuto la straordinaria e felicissima capacità di fare proprio l’incanto dell’espressività infantile, applicandola non solo al mondo peculiarmente infantile, come nel caso delle illustrazioni delle fiabe di Gianni Rodari, ma anche a temi apparentemente sofisticati e complessi, come nelle fantastiche animazioni per La gazza ladra di Rossini o per Il flauto magico di Mozart.
In genere questo momento magico si manifesta per pochi anni. In seguito quasi sempre i bambini, crescendo, subiscono il condizionamento della rappresentazione del reale, non di rado provocato dalle regole imposte degli adulti, che spingono al superamento dello stato infantile per preparasi a diventare grandi ed entrare nel mondo “vero” (quante volte si sentono dire: non fare il bambino!).  A questo punto, lo “stile” dei disegni cambia. Subentra il tentativo di imitare il mondo visibile che, ovviamente, spesso provoca una frustrazione che porta alla convinzione di non essere portati per l’arte.
Gli effetti di questo atteggiamento coinvolgono il resto della vita e possono essere molto tristi, come una inibizione alla creatività e una repressione di ogni pulsione poetica, considerata retaggio infantile.

Il mio nipotino Federico, che non ha ancora quattro anni, è alle soglie dell’esperienza del disegno e io aspetto con ansia di vedere i suoi primi “capolavori”.
Gli piace molto dipingere, se così si può dire, ma per ora si limita a “manipolare” le tinte, stendendole in composizioni astratte e provando evidente piacere nel creare agglomerati di colore, come se fosse in una fase in cui sta prendendo confidenza con i singoli colori.
Ogni tanto compaiono le prime figure, anche se molto embrionali. Una forma chiusa è la testa (a volte sono aggiunte poche linee brevi: i capelli), direttamente a questa si applicano due esili e lunghissime linee (le gambe) che terminano ciascuna in una macchiolina, piccola piccola (i piedi). Ecco la rappresentazione del papà.
Personalmente trovo questa rappresentazione molto espressiva, ma sono consapevole che la vedo con la deformazione dell’occhio del nonno. …

Vedendo che passa molto tempo con i pastelli colorati, ho inventato un gioco che Federico apprezza molto.
Gli dico di fare un segno a suo piacimento, poi gli dico che ha fatto, ad esempio, un fiore e glielo dimostro completando il suo segno con altri pochi segni, in modo che ne risulti effettivamente un fiore.
Allora Federico traccia un altro segno: – Che cosa ho fatto? – Una casa. – Me lo dimostri?
E io completo facendone una casa, una papera, una scopa, un camion… Quando il segno tracciato mi mette in difficoltà, mi salvo facendo un mostro (è un soggetto che ha sempre successo!).
Federico è molto preso da questo gioco e non si stanca mai (lui!), ma temo che, a lungo andare, possa limitare la sua creatività.
Infatti, appena i suoi disegni acquisteranno un po’ più di forma, gli proporrò di capovolgere i ruoli: il segno iniziale lo farò io e chiederò a lui di svilupparlo con l’aiuto della fantasia.
Sempre che lui accetti questa nuova versione…

Gli studi sul disegno dei bambini

A essere affascinati dai disegni dei bambini però non sono solo i genitori e i nonni, per i quali naturalmente rivestono un interessa assoluto. Anzi, anche tantissimi studiosi, in particolare psicologi, hanno cercato di dare un senso alle ricerche espressive dei bambini e all’evidente evoluzione che le loro creazioni hanno nel corso del tempo esaminandole per cercare di far luce sullo sviluppo del “pensiero” dei bambini e sul loro modo di rapportarsi alla realtà.
Tra gli studi più interessanti in merito ci sono quelli di Viktor Lowenfeld, che mette in relazione lo sviluppo del disegno del bambino con la sua crescita: in primo luogo fisica, naturalmente, cioè relativa a una sempre maggiore capacità di coordinamento psicomotorio, ma anche psicologica. Insomma, per Lowenfeld, i cui studi risalgono al periodo immediatamente post-bellico (il suo libro più noto, Creatività e sviluppo mentale, è del 1947), il disegno segue e riflette l’iter evolutivo del bambino, ed è uno specchio attraverso il quale noi possiamo intravedere la sua crescita, la progressiva organizzazione del suo pensiero e lo sviluppo delle sue abilità cognitive.
Oggi, gli psicologi vanno ancora oltre, e affermano che il disegno è in relazione anche con gli aspetti più profondi della personalità e riflette la vita affettiva ed emotiva del bambino.

Gli stadi di sviluppo del disegno infantile secondo Lowenfeld

Il modello di Lowenfeld, comunque, è quello ancora oggi più utilizzato nell’analisi del disegno dei bambini, e individua sei stadi di sviluppo del disegno infantile, dai due anni in avanti.

Lo scarabocchio disordinato
Lo scarabocchio controllato

Il primo stadio, tra i 2 e i 4 anni, è quello dello scarabocchio, che è il primo tentativo di disegnare del bambino. In questa fase, è molto importante che gli adulti che si occupano del bambino, e a cui lui mostra i suoi capolavori, dimostrino considerazione e attenzione verso i suoi disegni, perché questo può influire, oltre che sul suo successivo atteggiamento verso il disegno e la creatività, anche più in generale sulla sua sicurezza nel modo di porsi verso gli altri: infatti per i bimbi l’espressione grafica rappresenta uno strumento di comunicazione fondamentale.
Lowenfeld comunque distingue due fasi di scarabocchio: quello disordinato e quello controllato. Nel primo, i tratti vanno in tutte le direzioni, mentre nel secondo sembrano organizzarsi intorno a dei nuclei, spesso circolari o chiusi, e rivelano un maggiore controllo sia psicomotorio sia visivo.

Disegno della famiglia

Nel secondo stadio, che Lowenfeld chiama preschematico e che colloca tra i 4 e i 6-7 anni, il bambino comincia a raffigurare la figura umana, in genere attraverso un cerchio che raffigura la testa e due linee che sono le gambe.
Sono esattamente i disegni che ci descrive Vieko parlandoci del suo nipotino Federico, che appunto sta per compiere quattro anni.
In seguito, via via il bambino comincia a raffigurare altri oggetti, ma senza disporli nello spazio in maniera realistica. Anche l’uso del colore in questa fase è arbitrario e riflette le emozioni del bambino.

 

Il terzo stadio, che Lowenfeld  chiama schematico e che arriva fino agli 8 anni circa, i bambini raffigurano gli oggetti e la figura umana seguendo uno schema ben preciso e diverso da bambino a bambino, anche se li dispone sempre a partire da una linea di base. I colori diventano più naturalistici e tendono a ripetersi: il cielo blu, l’erba verde, i tetti rossi…

Infine, c’è lo stadio del disegno realistico, in cui il bambino riesce a rendere la profondità spaziale e il colore diventa naturalistico.

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4 commenti su “Il disegno dei bambini

  1. anke io con mia nipote ke ora ha 8 e mezzo ho vissuto questo tipo di progresso …….ora lo vivo con gli altri 2 ke hanno 3 anni ………

    1. Sì, penso che tutte noi ci ricordiamo benissimo queste fasi, anche se magari pensavamo che si trattasse solo di scarabocchi e non immaginavamo che fosse un’importate fase di crescita.

  2. Sono esperienze indimenticabili, prima con i figli e poi con i nipoti. È importante lodare sempre il loro capolavoro e incitarli a copiare i segni grafici come si fa con la scrittura di lettere e numeri. La mia nipotina di 9 anni ha mostrato predisposizione con la copia dei personaggi delle favole e dei cartoons, il suo rapporto con la matita e i colori è sorprendente. Con l’età, se “accompagnati”, i bambini riescono ad individuare anche la proporzione tra i soggetti che disegnano. Specialmente quelli che hanno qualche “difficoltà”attraverso il disegno esprimono il loro stare male. Una mia alunna disegnò la sua famiglia con il papà, nonostante fosse morto, e un’altra che lo aveva lo “estromise” perchè aveva lasciato la famiglia. Grazie per l’attenzione e lo spazio riservato Sara

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