Gli auguri di noi nonni

nonni-nipoti-albero-natale-syda-productions-_-dreamstimeDicembre, tempo di bilanci. E tempo anche di auguri e di occhi puntati al futuro, a quel nuovo anno che a breve busserà alla porta. Un anno che certo si porta dietro una pesante eredità, quelle di una pandemia che ci ha colpito a sorpresa, trovandoci impreparati e sferzandoci e sferzandoci in modo impietoso. E che ci lascia con un’inquietudine profonda e un forte timore per il futuro. L’inquietudine soprattutto per un mondo che sembra essersi improvvisamente ristretto e che temiamo sia sempre più difficile per i nostri figli e, ancor più, per i nostri nipoti.

Guardare al futuro con occhi diversi

A molti di noi sembra impossibile, oggi, festeggiare la fine dell’anno con la spensieratezza di qualche anno fa. Eppure, ogni tanto andando indietro con il pensiero mi chiedo se alle ragioni oggettive di inquietudine non si aggiunga anche l’età. Perché non è che gli anni che abbiamo attraversato noi nonni siano stati poi così tranquilli: la guerra fredda, la crisi di Cuba, il terrorismo rosso e nero… E abbiamo avuto anche la nostra dose di disastri nostrani, tra terremoti e alluvioni. Eppure, era più difficile che ci facessimo prendere dal senso di scoramento che serpeggia oggi, fortissimo tra quelli della nostra generazione, ma che colpisce i più giovani. Eravamo in corsa, allora, all’inseguimento delle mille esigenze della quotidianità, alle prese con l’educazione dei figli, con i problemi del lavoro, forse più combattivi e comunque meno propensi a lasciarci scoraggiare da ciò che avveniva intorno a noi.

La capacità di adattarsi a un mondo che cambia

Oggi è diverso. Ci sentiamo assediati, minacciati da un contagio che impietoso soprattutto con noi della terza età; e ci sentiamo responsabili per le generazioni future. E se diventare genitori ci reso consapevoli, tanto tempo fa, della nostra vulnerabilità, diventare nonni ha rinnovato questa sensazione in un periodo della vita in cui oggettivamente il mondo tende ad apparirci più opaco.
Questo però non significa che possiamo abbandonarci al pessimismo; il mondo sta cambiando, è vero, ma i nostri figli e nipoti hanno gli strumenti per affrontarlo, per vincere la battaglia contro il virus, per plasmarlo sulle proprie esigenze e per adattarsi ai cambiamenti. Ed è questo il vero augurio che possiamo fare loro. Perché, come recita un detto orientale, “quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”.

 

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