La solitudine, un nemico anche nella terza età

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Oggi le persone che vivono da sole sono sempre più numerose: un fenomeno rilevante a tutte le età, ma particolarmente diffuso tra noi nonni, gli “over 65”. Ce lo dicono i numeri: in Italia, oggi, circa un terzo dei nuclei familiari è formato da una sola persona, e di questi la metà hanno più di 65 anni. E negli altri Paesi europei la situazione è analoga. Una situazione preoccupante, tanto che alcuni sociologi parlano di una vera “emergenza solitudine”.

Che cosa si intende per “solitudine”

Ma che cos’è la solitudine? Certo vivere la soli vuol dire già avere minori occasioni di scambi, di opinioni, di idee, di esperienze… e di affetto. Ma non è solo questo. Ci sono persone che, pur vivendo sole, hanno una vita sociale intensa, fatta di famiglia in senso allargato (figli che vivono altrove ma comunque presenti, cugini, parenti…), di amici, di gruppi con cui interagiscono sulla base di interessi comuni, come possono essere, per esempio, lo sport, i viaggi, la lettura, la musica…  Ma ce ne sono molte altre che, oltre a vivere da sole, non hanno una rete stabile di amici, di confidenti, di persone a cui chiedere aiuto in caso di bisogno. Ecco, quando si parla di solitudine ci si riferisce a queste persone. E in questi casi la solitudine è una vera fragilità, che espone anche a pericoli.

Perché è un fenomeno così diffuso?

Come mai succede di ritrovarsi soli? E come mai questo fenomeno sembra oggi più diffuso di ieri? Lo sappiamo, è venuta meno la struttura della famiglia tradizionale, quella delle relazioni forti che legavano anche quando c’era una distanza geografica (e certo, non sempre queste famiglie erano ideali: talvolta si covavano risentimenti, rancori… ma anche questi, in qualche modo, univano). Ed è venuto meno, o si è molto sfilacciato, anche quel tessuto di organizzazioni che fino a qualche tempo fa costituivano un po’ il cuore di una comunità: le parrocchie, le associazioni di volontariato, i circoli politici… Ormai sono le tecnologie e i “social” a farla da padroni nelle relazioni interpersonali, non solo tra i più giovani: ma anche quando i nonni imparano a usarlo (per quanto sempre diversi passi indietro rispetto ai giovani), certo whatsapp non può sostituire il contatto diretto, la chiacchierata. E lo sappiamo bene, ahimè!

Che cosa fare

Spesso siamo proprio noi nonni a ritirarci un po’ in noi stessi e a perdere i contatti con gli amici e i conoscenti. Basta poco. Basta, per esempio, lasciarsi prendere dalla pigrizia di restare a casa a vedere un programma televisivo invece di accettare qualche invito a uscire per andare al cinema; lasciar perdere la palestra perché, dopo un’influenza, abbiamo paura di una ricaduta (e magari è una scusa); rinunciare a iscriversi a un’attività (un corso, una conferenza, un torneo di carte…) perché “non conosciamo nessuno”, mentre sarebbe appunto un’ottima occasione per conoscere persone… Insomma, sforziamoci a non isolarci, ma anzi ad avere più interazioni sociali possibili, a fare cose con altri, a raccontarci, a ridere insieme… per stare meglio e vivere meglio.

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