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Andare per presepi a Napoli

Il presepe Cuciniello della Certosa di San Martino, Napoli

Napoli si può visitare in tanti modi. A Natale (ma non solo!) sicuramente uno dei più suggestivi è quello di andare alla scoperta dei suoi presepi. Certo, anche quelli di oggi, perché quella del presepe è una tradizione ancora molto viva, da scoprire in vie del centro come San Gregorio Armeno (a cui abbiamo dedicato un articolo che trovate a questo link; da evitare però se possibile nei giorni festivi subito prima di Natale, quando diventa affollatissima!).
Ma se siete a Napoli non potete esimervi soprattutto dall’andare alla ricerca dei presepi storici esposti in diversi luoghi della città; presepi settecenteschi di enorme valore, che da soli varrebbero la visita, ma che spesso sono ospitati in chiese e strutture il cui splendore toglie il fiato. Uno splendore che colpisce soprattutto noi nonni, naturalmente; i bambini magari restano più indifferenti: ma sicuramente saranno catturati dai presepi, e poi una traccia della bellezza che li circonda resterà in loro, come un filo tenace che li aiuterà sempre, in futuro, ad alzare gli occhi e a discernere quello che vale da quello che non vale.

I presepi storici di Napoli

Il presepe del monastero d Santa Chiara, Napoli

Ma insomma, torniamo ai presepi. Noi siamo reduci da un brevissimo viaggio a Napoli in cui abbiamo proprio cercato di seguire le tracce dei presepi napoletani. E ce ne sono due che non potete perdere: quello del Monastero di Santa Chiara, nel centro della città, e quello, famosissimo, della Certosa di San Martino, nel quartiere del Vomero.
Sono due presepi storici e antichi: quello di Santa Chiara è composto da statuine del Settecento e dell’Ottocento; quello della Certosa di San Martino, il famosissimo “presepe Cuciniello” (che prende il nome dall’appassionato che lo creò e lo allestì personalmente nello spazio del museo), è formato da oltre 800 statuine, tutte del Settecento.

La vita a Napoli nel Settecento e nell’Ottocento

In entrambi, a colpire è l’accurata ricostruzione della vita quotidiana; una vita quotidiana naturalmente ricalcata sull’esperienza degli artisti che crearono le statuine e l’ambientazione, e che quindi è quella della Napoli di due o trecento anni fa.
Tutto, nei presepi, parla della Napoli del tempo: i volti, gli edifici, gli atteggiamenti, anche gli abiti, fatti ancora con le stoffe dell’epoca. E quindi c’è l’osteria, ci sono i salami appesi a stagionare, ci sono gli animali da cortile che razzolano tra le povere case diroccate, ci sono i suonatori… E naturalmente ci sono i magi, con il loro colorato corteo esotico, che però testimonia anche gli stretti rapporti che la Napoli del tempo aveva con le genti d’oltremare.

In entrambi i presepi la scena della Natività, raffigurata secondo i canoni tradizionali (Maria e Giuseppe ai due lati di Gesù bambino), è ambientata nei resti diroccati di un tempio pagano, a significare la vittoria di Cristo sulla religione romana. E in entrambi c’è un movimento circolare, una specie di segreta tensione che conduce l’occhio proprio verso la Natività, anche se ogni scenetta secondaria è deliziosa e ha vita propria.

Il presepe Cuciniello, il più imponente, ha addirittura tre nuclei narrativi: la taverna, sulla destra; l’annuncio ai pastori, a sinistra, e naturalmente la bellissima Natività al centro, su cui converge una “cascata” di bellissimi angeli.

La sezione presepiale della Certosa di San Martino

Maria e Giuseppe, presepe ligneo del XV secolo, Museo della Certosa di San Martino, Napoli

Il Museo della Certosa di San Martino ha poi, oltre al presepe Cuciniello, anche un’ampia sezione presepiale, con tante meravigliose statuine di squisita fattura, ognuna delle quali meriterebbe un’attenzione maggiore dei pochi istanti in cui, in una visita, è possibile soffermarsi. Ma nel museo c’è una altro presepe che non potete perdere: sono 12 figure a dimensione naturale, quello che resta di un presepe ligneo di straordinaria fattura del XV secolo, opera degli scultori Pietro e Giovanni Alamanno. E una sorprendente Madonna sdraiata del Trecento, raffigurata subito dopo il parto, ancora sfinita ma con un’espressione dolcissima che va dritta al cuore.

 

Informazioni: Monastero di Santa Chiara – Museo di San Martino

 

 

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