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Risponde lo psicologo – Le regole e la crisi di opposizione

9 Marzo 2014

logo psicologoLa psicologa Manuela Arenella risponde alla domanda di una mamma che ha scritto a noinonni.it (sì, ci leggono anche le mamme!) preoccupata perché il suo bambino di quasi tre anni la sfida e non le obbedisce. Ecco il parere della psicologa.

 

Su questo tema trovi altri articoli anche a questi link:
Il momento del “no”!
S.O.S. Capricci
Risponde lo psicologo – A ogni casa le sue regole

 

DOMANDA

Ho 28 anni e sono mamma di un bambino di quasi 3.  Vorrei qualche consiglio su come comportarmi con mio figlio. Le spiego un  po’ la situazione: è molto irrequieto e per fare le cose sembra che mi  ricatti. Già appena si alza comincia con i capricci. Non vuole bere il latte se non fa qualcosa che gli piace, e così fa per tutte le cose: per lavarsi, per mangiare, per tornare a casa se usciamo… Insomma tutto il giorno è molto dura sottostare a un bambino di nemmeno 3 anni. Non apre la bocca per nessun motivo se non trova un impiego, nemmeno se sta morendo di fame.
In tutto questo sono quasi sola: mio marito è molto assente come genitore. Non ha molta pazienza. Insomma è proprio dura!

RISPONDE  LA DOTTORESSA MANUELA ARENELLA

Gentile Signora, è vero, è molto faticoso trovarsi a gestire tutti i giorni, per tutto il giorno, un bambino in piena fase di opposizione.
Per quanto riguarda la spiegazione sulle caratteristiche di questa fase la rimando ad altri articoli già scritti in proposito (vedi i link indicati sopra); per il momento è importante ricordare che è una fase molto importante, caratterizzata dal tentativo del bambino di affermare la sua volontà, di dire la sua, ponendosi costantemente in conflitto e, appunto, in opposizione, rispetto alle sue figure di riferimento.
Il bambino misura la sua possibilità di auto affermarsi, mentre i genitori devono misurare la loro autorevolezza. È importante, soprattutto in questa fase, avere una capacità di tenuta, resistere ai ricatti e alle sfide che il bambino porta, cercando di lasciarle cadere (provando cioè a distrarlo, a raccontare delle cose, in modo da non inasprire la tensione) o vincendole.
Ogni volta che un genitore cede di fronte alla sfida di un bambino, rinforza la sua onnipotenza, ma indebolisce anche la sua fiducia di potersi affidare a quel genitore, sentendolo come riferimento (se mia madre/padre si lasciano ricattare o addirittura picchiare da me, come farà a proteggermi?).
I capricci diventano sempre più forti e frequenti, quanto più il bambino ottiene ciò che vuole mettendoli in atto.
E il non ricevere un alt, un limite, lo porta a dover “alzare il tiro” ogni volta, pur di ottenere quel “no”, a cui, paradossalmente sembra volersi ribellare.
I bambini hanno bisogno di limiti e regole, per essere aiutati a contenere le pulsioni e gli istinti che gli si agitano dentro, e per avere un orientamento rispetto a cosa si può o non si può fare.
È importante dare questi stop senza umiliare e proponendo un’alternativa, ma comunque darli, per stimolare nel bambino la capacità di tollerare le frustrazioni e le attese, utilissima nel rapportarsi con la realtà.
L’arma del ricatto, che spesso introduciamo noi adulti sperando di convincere i bambini ad obbedire è un’arma a doppio taglio perché funziona solo le prime volte e in realtà svilisce i nostri insegnamenti.
Provo a spiegarmi meglio. Se promettiamo una caramella pur di far mangiare un bimbo, lui mangerà solo le volte in cui vorrà la caramella, viceversa continuerà a rifiutarsi di toccare cibo. Inoltre, con questo atteggiamento, trasmettiamo al bambino che il mangiare non è un valore di per sé, non è qualcosa di importante che il bambino deve fare per il suo bene, ma ha lo stesso valore di una caramella…. Stessa cosa vale per ogni altra conquista o dovere (compresi i  compiti quando sarà più grande), che dovrebbero essere importanti di per sé.
Tornando alla situazione descritta nella domanda, è moto importante modificare la rotta e la modalità di interazione, ribadendo che chi decide che cosa si può o non si può fare è il genitore, e non il ricatto del bambino. “Lo vedo che sei molto arrabbiato, ma è proprio ora di andare a casa”, o di fare qualunque altra cosa lei decida. Se fa capricci è importante che sappia che la prossima volta non si uscirà per niente, e farlo davvero, dimostrando al bambino che se la mamma dice una cosa, è quella!
Ci sarà una fase tosta di “braccio di ferro” in cui il bambino continuerà comunque a portare la sua sfida, ad esempio rifiutandosi di fare una certa cosa se lei non lo accontenta; è qui che è importante tener duro, non cedere, tollerare che per qualche giorno mangerà un po’ meno e il capriccio aumenterà, ma se il bambino si renderà conto che il genitore resta fermo sulle sue posizioni e non cede, poi smetterà e da lì potrà instaurarsi un rapporto diverso, basato sulla possibilità di fidarsi dei propri genitori e sul rispetto reciproco.
La situazione descritta è complicata dal fatto che c’è un papà poco presente. Di solito è il padre che incarna la funzione normativa, che è capace di più autorevolezza e riesce a contenere le ribellioni del bambino. Sarebbe pertanto importante che cercasse di coinvolgere suo marito in questo compito; dovreste essere coerenti su poche regole base, e consapevoli dell’importanza dell’essere fermi e non cedere ai ricatti, per permettere al bambino una crescita sana ed equilibrata.
Buon lavoro!!

 

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

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