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Risponde lo psicologo – Amicizie… e frustrazioni

24 Febbraio 2014

logo psicologoQuanto sono importanti le amicizie per i bambini? Tanto, che qualche volta, quando le cose non vanno come dovrebbero, vediamo che ci stanno male e ci soffrono. E arrivano perfino a cercare di giustificare l’amico che si è comportato male… Come mai?
La dottoressa Manuela Arenella, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza, risponde a una domanda proprio su questo tema.

DOMANDA

Gentilissima Dottoressa Arenella, siamo i genitori di un bambino di 7 anni. È un bambino molto estroverso, allegro e affettuoso, buono e generoso con tutti i bambini, soprattutto con quelli da lui considerati veri amici a cui vuole un bene sincero!
Purtroppo, com’era inevitabile, ha sperimentato la sofferenza per aver ricevuto in cambio di gentilezze comportamenti non proprio amichevoli, ha capito cosa vuol dire l’indifferenza per la sua sofferenza e ha sperimentato come ci si sente nel subire la slealtà e la doppiezza.
In tutte queste situazioni ha sofferto molto pensando di essere stupido perché tutti lo tradiscono. Noi abbiamo cercato di fargli capire il lato positivo di ogni situazione in cui era stato coinvolto, per esempio che in questo modo poteva capire chi era veramente un amico/a, ma ci accorgevamo che il suo disagio aumentava.
Lui invece si consola inventandosi una giustificazione per il bambino in questione. Questo per noi è la conferma che forse non siamo in grado di aiutarlo ad affrontare “per quello che è” il mondo reale e la cosa ci spaventa, specie per il futuro!

RISPONDE LA DOTTORESSA MANUELA ARENELLA

Le amicizie infantili e le relazioni tra coetanei hanno un ruolo importante nello sviluppo affettivo e sociale del bambino.
Appena comincia a muoversi e a essere autonomo, il bambino è attratto come una calamita dagli altri bimbi, con cui cerca di fare amicizia. Ma è con l’età scolare che le relazioni con i coetanei assumono un’importanza determinante, al punto da costituire uno degli indicatori delle eventuali situazioni di difficoltà che il bambino può vivere.
L’amico è qualcuno di simile, con cui condividere, alla pari, sentimenti, aspirazioni, progetti e segreti; e soprattutto, a differenza dei legami familiari, è frutto di una scelta libera, che dipende solo dal bimbo e dalla sua capacità di giostrarsi nei rapporti con gli altri.
Alla base di questi legami c’è sempre un grande investimento emotivo e costituiscono, per il bambino, la conferma di poter essere amato e accettato anche al di fuori della famiglia. Ma questa competenza sociale si sviluppa con il tempo, attraverso prove ed errori, rifiuti e conquiste. E uno dei presupposti fondamentali, che garantiscono l’autenticità dei legami, è, come dicevo, la libertà.
Un bambino deve essere libero di scegliere, cambiare, accettare o rifiutare determinati legami, senza i formalismi, le mediazioni o i sensi di colpa che spesso accompagnano le relazioni tra adulti.
I bambini non conoscono la diplomazia e il compromesso: le loro scelte sono guidate (o, almeno, dovrebbero!) da istinto ed emotività forte. Ma si è liberi solo quando ci si può concedere tutte le emozioni.
Dico questo perché dalle informazioni che mi avete inviato si può ipotizzare che il vostro bambino in qualche modo non riesca a concedersi emozioni quali il fastidio, il rancore o la rabbia verso chi gli fa dei torti.
Prendete sempre con le pinze quello che dico, poiché non ho sicuramente tutti gli elementi necessari a poter inquadrare al meglio la situazione, ma la sensazione è che il bambino faccia fatica ad ammettere i torti degli altri e, di conseguenza, a reagire con rabbia, ribadendo le sue ragioni.
L’inibizione della rabbia a volte può essere conseguenza di un’educazione volta a sottolineare gli aspetti di bontà, di perdono, eccetera. Talvolta i bambini fraintendono i messaggi che i genitori vogliono trasmettere, e confondono il “non essere violento, non picchiare”, con il “non ti arrabbiare, non ti difendere”.
È importante sottolineare che la cattiveria o la violenza non hanno niente a che fare con l’energia aggressiva con cui veniamo al mondo. L’aggressività è un’energia vitale, che ci spinge verso le cose, ci fa lottare per averle, ci permette di sostenere le fatiche e le frustrazioni; è la grinta, che ci spinge avanti e ci porta a difenderci di fronte a chi ci attacca.
Il mio consiglio a voi genitori è quindi quello di valutare se quest’ipotesi possa avere qualcosa di fondato e, nel caso, di provare a riflettere sul rapporto che avete voi adulti con la rabbia. Ve la concedete? E il vostro bimbo che messaggi riceve? Da piccolo si arrabbiava?
È importante ragionare su questi aspetti non solo per le difficoltà presenti, ma soprattutto perché l’energia aggressiva, la capacità di arrabbiarsi, sono fondamentali per poter crescere!

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

Tags: amici, amicizia, amico, bambina, bambini, bambino, delusione, famiglia, frustrazione, genitori, nipote, nipoti, nonna, nonno

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