I pericoli degli smartphone per i bambini e i “Patti Digitali”

Il telefonino, che lotta con i bambini! Quando lo hanno in mano, è come se tra noi e loro si ergesse un muro, come se perdessimo il contatto. Immersi in questo loro mondo, che noi nonni stentiamo a capire e dal quale siamo esclusi, si isolano, si astraggono, rispondono a monosillabi… Eppure, il cellulare è uno strumento che ormai molti considerano imprescindibile, e che sempre più spesso mettiamo a disposizione dei bambini, fin dalla scuola primaria. Anzi, è uno dei regali che più spesso vengono chiesti ai nonni nelle ricorrenze “importanti”: il Natale, il compleanno, la promozione…
Ma è proprio vero che sia impossibile fare a meno del cellulare? Noi nonni ne dubitiamo, anche se anche noi ormai lo usiamo e lo troviamo uno strumento utilissimo. Ma noi, si sa, siamo di un’altra generazione.

Gli allarmi di psicologi e pedagogisti e i dati di studi scientifici

Oggi, però, anche molti genitori iniziano ad avere dei ripensamenti, anche sulla scorta di autorevoli studi scientifici e dei tanti “allarmi” lanciati da psicologi e pedagogisti. Insomma, la sensazione è che si stia passando dall’“innamoramento” per Internet degli ultimi decenni a un atteggiamento più cauto e più consapevole dei tanti pericoli nascosti della rete. Una consapevolezza che si va diffondendo e che ha portato anche a provvedimenti legislativi come quello preso in Australia, che il 10 dicembre 2025 è diventato il primo Paese al mondo a proibire i social media ai minori di 16 anni.
Perché questo improvviso innalzamento del livello di allarme? I responsabili sono alcune ricerche volte a stabilire che cosa succede al cervello dei preadolescenti e degli adolescenti esposti a Internet e ai social. Una delle più significative, pubblicata sulla rivista Pediatrics e basata sul progetto ABCD (Adolescent Brain and Cognitive Development, “Il cervello degli adolescenti e lo sviluppo cognitivo”) del National Institutes of Health, l’Istituto di Sanità degli Usa, giunge per esempio alla conclusione che chi riceve il telefonino a dodici anni invece che a tredici mostra un rischio superiore del 60% di sviluppare disturbi del sonno e del 40% di diventare obeso (e pensate quanti bambini hanno il cellulare anche prima dei dodici anni, addirittura alla scuola primaria!). Questo perché un anno, a quell’età di crescita tumultuosa e delicata, vuol dire tantissimo, in termini di sviluppo neuronale e cognitivo.

I “Patti Digitali”

Eppure, spesso i genitori, seguiti dai nonni, consentono ai bambini l’uso del cellulare pensando che in questo modo possano essere più sicuri, per esempio quando cominciano a uscire da soli nel paese o nel quartiere. Una sicurezza che però si paga a caro prezzo: un cellulare non è solo un telefono per comunicare, ma è una chiave di accesso a web, e regolare questo accesso è estremamente difficile, visti gli enormi interessi commercial in gioco.
E allora? Psicologi e pedagogisti lanciano appelli per non consentire l’uso del cellulare fino a una certa età; è la proposta, per esempio, della petizione lanciata da Alberto Pellai e Daniele Novara, che però stenta a trovare concretezza per dar vita a una proposta di legge. Concretezza che invece hanno i “Patti Digitali”, che si stanno diffondendo e incontrano il favore di molti genitori.
Ma di che cosa si tratta?  In pochissime parole, consistono nel mettersi d’accordo collettivamente (per esempio, in una classe, in una scuola…) sull’età di consegna degli smartphone ai bambini e ai ragazzi, e sul loro accesso ai social. Si tratta di un accordo informale tra famiglie animate dallo stesso desiderio non di proibire l’utilizzo della tecnologia, ma di fare un modo che avvenga in modo sicuro, attivo, creativo e consapevole.

L’importanza della “comunità”

Certo, detto così sembra semplice, ma tutti coloro che sono a contatto con i bambini sanno che non è così. Prima di tutto, perché i patti digitali richiedono l’accordo e il “lavoro” congiunti di un’intera comunità: genitori, educatori, nonni… e insomma, tutti coloro che “ruotano” intorno ai ragazzi. Poi perché la pressione sui bambini, che li porta a desiderare di possedere un cellulare (e poi ad averne uno via via più performante), è forte. Per questo è necessario che si sia davvero tutti d’accordo, per evitare che il bambino o il preadolescente senza cellulare resti isolato nella classe, tra i compagni, e si senta l’escluso, lo sfortunato, l’emarginato…
L’adesione ai patti digitali richiede dunque, come ducevamo, l’accordo dell’intera “comunità”, del mondo che ruota intorno al bambino; e la prima comunità è la famiglia, genitori, nonni, zii… Sì, anche noi nonni possiamo e dobbiamo essere coinvolti in questo progetto così importante per i nostri nipoti, come possiamo e dobbiamo aiutare i genitori nel portarlo avanti appoggiandolo in modo concreto, a cominciare da noi stessi. Come?  Limitando noi per primi l’uso del cellulare e sforzandoci di proporre alternative coinvolgenti. Insomma, cercando di accendere quegli interessi e quelle passioni che sono poi i veri fuochi che accompagneranno i bambini e i ragazzi tutta la vita. I bambini devono sentire che l’alternativa allo smartphone non è la noia, ma un mondo di cose da fare e da scoprire. Una bella sfida per noi nonni, ma… ce la possiamo fare, vero?

Se volete approfondire l’argomento dei Patti Digitali, trovate tutte le informazioni a questi link: Patti Digitali – La rete dei Patti Digitali di Comunità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *