Nonni e nipoti: l’aggressività nell’adolescenza, come stemperarla?

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Gli episodi di violenza e aggressività tra adolescenti che le cronache ci riportano con una frequenza che ci lascia sgomenti porta tutti coloro che sono a contatto con i giovani e che hanno, come anche i nonni, delle responsabilità educative, a porsi delle domande a cui è difficile trovare risposte univoche e “facili”. La prima, la più naturale, è “da dove viene questa aggressività?”; e poi, per noi nonni, “ma era così anche ai nostri tempi? forse eravamo solo capaci di ‘gestire’ quest’aggressività in modo diverso?”.

Litigare, come al “tempo dei nonni”

Domande a cui è difficile dare una risposta. Sicuramente, anche noi litigavamo (se ripenso alla mia esperienza di tanti anni fa, quante litigate e “azzuffate” con mio fratello, con i cugini e anche con gli amichetti!); ma appunto, erano litigate e “azzuffate” in cui ci confrontavamo faccia a faccia, prima a parole e poi, se capitava che arrivassimo a tirarci i capelli o qualche calcio… la cosa restava confinata lì. Al più, ci serviva da lezione per imparare che, la volta successiva, sarebbe stato meglio non spingere la discussione fino alle mani. Ed erano lezioni preziose: insomma, imparavamo anche a litigare.
Oggi, sembra che questa capacità si sia persa, complice anche la tecnologia che allontana e crea rapporti solo virtuali in cui è facile che i ragazzi perdano la misura delle cose.
Delle volte, a leggere di certi comportamenti (per esempio, della facilità con cui sfoderano i coltelli… che poi, ci chiediamo con sgomento, perché ce li hanno?), sembra che anche la violenza diventi per loro in qualche modo astratta, alla pari di quella che vedono nei videogiochi (e che vivono lì, perché per loro si tratta di una “vera” realtà, in cui si immergono intensamente).

La difficile gestione della rabbia

Certamente nei giovani c’è un problema di gestione della rabbia. Intendiamoci, imparare a gestirla è difficile, e soprattutto nell’adolescenza, il periodo in cui sono in atto tanti rapidi cambiamenti (pensiamo solo all’importanze che in questa fase ha il riconoscimento dei coetanei, mentre si cerca di allontanarsi il più possibile dalle figure adulte di riferimento…), può manifestarsi in scoppi che non è facile imbrigliare in forme accettabili. Ma è quello che noi adulti ed educatori dobbiamo cercare di fare.
È il suggerimento dello psicologo Daniele Novara, che pone proprio l’accento sull’incapacità dei giovani di litigare, cioè di accettare il confronto, ascoltare il punto di vista dell’altro anche quando non lo accogliamo e ci sembra di aver ragione.

Imparare a litigare

Certo, non è facile.  Si tratta di indirizzi educativi che non possono essere improvvisati e che devono partire da lontano, dall’infanzia, perché possano “tenere” quando i bambini diventano adolescenti. E in questo è fondamentale la collaborazione tra le famiglie e la scuola: è nella scuola, la prima e più importante comunità dei giovani, che si impara anche a rapportarsi con gli altri. E la scuola dovrebbe valorizzare la discussione tra i ragazzi, in modo che imparino che si può non essere d’accordo e continuare ad avere un rapporto corretto. Insomma, sostituire il “se non mi dai ragione, diventi un mio avversario” in “anche se non mi dai ragione, io rimango della mia idea e possiamo trovare il modo di andare d’accordo, o comunque  di avere un rapporto corretto”.

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