Il “bambinese”, la lingua per i bebè

Basta ascoltare una mamma per rendersene subito conto: appena si rivolge al suo bambino, il tono della voce cambia, anche quando non usa quel linguaggio fatto di versetti e parole inventate e buffe che spesso adottiamo con i bebè. E questo stesso tono, così istintivo e naturale per le mamme, lo usano spesso anche le nonne, soprattutto quelle che si occupano con una certa continuità dei nipoti e ne seguono la crescita.
Gli anglosassoni hanno coniato un termine apposito per definirlo, “baby talk”; noi potremmo chiamarlo “bambinese”… ma insomma, anche se non gli abbiamo dato un nome preciso, sappiamo bene che cos’è. E lo sappiamo da tempo, soprattutto noi nonne, in cui riaffiora naturalmente appena ci ritroviamo tra le braccia un bebè.
È un vero linguaggio, con un suo vocabolario, una sua grammatica e una sua gestualità particolari. E non si tratta solo di parole o di una costruzione delle frasi più semplice, ma anche di sguardi, di pause… Insomma, tutto quello che serve a creare un flusso di emozioni, prima ancora che di vere parole e di informazioni, con il bambino (o la bambina). Un flusso che ha un effetto calmante, rassicurante, capace di suscitare emozioni positive e che lo fanno “stare bene”.
È una forma di linguaggio così particolare e importante che è stata oggetto di studi, come per esempio quello condotto qualche tempo fa in un ospedale giapponese. Qui, per capire in che modo il cervello dei bambini reagisce alla voce e all’intonazione delle mamme, è stato condotto un esperimento. A un gruppo di mamme è stato chiesto di leggere per due volte un brano tratto da una fiaba: la prima volta con un tono neutro, immaginando di rivolgersi a degli adulti; la seconda volta con il tono che avrebbero usato con i loro bambini.  Poi ai bimbi, mentre dormivano, sono state fatte ascoltare le due registrazioni. Ebbene, mentre ascoltavano la seconda registrazione, il loro flusso celebrale aumentava, come se anche durante il sonno il “bambinese” attivasse delle zone del cervello, quelle legate alle emozioni, che restavano inattive con la prima registrazione.
Una conferma della validità di quello che le mamme e le nonne fanno, guidate da un istinto e una consuetudine che si tramanda di generazione in generazione. Insomma, quei versetti e quelle parole incoerenti che istintivamente usiamo con i bebè sono una vera linfa vitale che nutre l’amore e che crea le premesse perché i piccoli possano crescere sereni e sicuri.

2 commenti su “Il “bambinese”, la lingua per i bebè

  1. Bellissima lettura di un linguaggio naturale che agli occhi di estranei sembrerebbe ridicolo , mentre è un investimento emotivo che apre le porte alla serenità interiore. Grazie mille. Pina

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