Quando i nonni sono troppo protettivi

Quando diventiamo nonni, il nostro sguardo sul mondo cambia. Ci sentiamo travolti dalla tenerezza e dall’amore per i nipotini, per il miracolo che si compie ancora una volta della vita che continua. E poterci occupare dei bimbi e sostenere i nostri figli, ora genitori, ci sembra un privilegio grande.
Però iniziamo anche ad avere delle ansie che da genitori non avevamo: quando ci occupiamo dei bimbi, il senso di responsabilità ci schiaccia e diventiamo troppo protettivi. Abbiamo anche delle reazioni che non avremmo avuto quando i genitori eravamo noi. Qualche esempio? Pensate alla reazione dei nonni quando un nipotino o una nipotina cade e si sbuccia un ginocchio; quando ai giardinetti li perdono di vista qualche momento, mentre giocano con i coetanei; quando li vedono arrampicarsi su un albero…
E le cose si complicano quando i nipoti crescono e diventano preadolescenti e adolescenti. Sì, perché allora diventa necessario concedere ai ragazzi un’autonomia via via maggiore, e questo non fa altro che aumentare le preoccupazioni di noi nonni. Noi infatti vorremmo continuare a proteggerli sempre, anche quando questo comporta limitare la loro autonomia. Un’autonomia che significa apertura al mondo, al di fuori della cerchia familiare in cui sono cresciuti, ma che spaventa i nonni, che spesso invece percepiscono il mondo esterno come pericoloso, anche a causa dei fatti di cronaca che si leggono ogni giorno sui giornali e che vengono amplificati dai media.

Quest’ansia dei nonni, che li fa diventare troppo protettivi, può essere perfino dannosa per i ragazzi, che proprio durante l’adolescenza devono sperimentare delle forme di autonomia attraverso le quali imparano a relazionarsi con il mondo al di fuori della cerchia familiare e a comprendere e gestire i rischi. Tenerli sotto una campana di vetro comprometterebbe il loro sviluppo: l’adolescenza è infatti il periodo in cui i ragazzi cercano e definiscono la propria identità, anche staccandosi dai modelli familiari, e perfino sbagliando.

E allora, che cosa fare? Dobbiamo trovare un equilibrio tra i cambiamenti che la crescita dei ragazzi comporta e le nostre, anche legittime, preoccupazioni, parlandone con i genitori, a cui spettano le scelte educative. Parlarne, ma senza scaricare su di loro le nostre paure: anche i genitori le hanno (ricordate come eravamo noi, con loro adolescenti?) e una doppia dose di ansia è l’ultima cosa di cui hanno bisogno, nel difficile “mestiere” di seguire la crescita dei figli.
E poi, teniamo sempre  presente che in questa delicata fase di crescita è fondamentale non “perdere il contatto” con i ragazzi, dimostrarci sempre aperti e disponibili all’ascolto, evitando un atteggiamento di critica aprioristica e di chiusura: solo così potremo continuare a star loro vicini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *