Quando i capricci sono una richiesta di attenzione

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Sicuramente l’avete notato anche voi: nipotini bravissimi finché non arrivano i genitori, ma  che proprio allora, quando pensiamo che dovrebbero essere solo felici e coccoloni, si abbandonano ai capricci più eclatanti. Non stupiamoci: succedeva lo stesso anche con i nostri figli (anche se l’abbiamo dimenticato!).

Perché succede?

Ma come mai succede? Sono i capricci per attirare l’attenzione, per fare in modo che i genitori – mamma o papà – quando arrivano non possano fare altro che occuparsi dei loro bambini, anche cercando di “venire a patti” con le loro richieste, spesso pretestuose, o sgridandoli. In ogni caso, l’obiettivo (dal punto di vista dei bambini) è raggiunto.
Sono capricci che poi si esasperano in alcune fasi particolari di crescita e quando nella loro vita c’è un cambiamento: tipicamente, quando nasce un fratellino o una sorellina (allora, i bambini sembrano disposti quasi a tuttu pur di “rubare” un po’ di tempo e di attenzioni al nuovo arrivato), ma anche, per esempio, quando cominciano ad andare alla scuola materna, quando la mamma riprende a lavorare… E, in generale, sembra che esplodano proprio quando i genitori (ma anche i nonni, soprattutto quelli che si occupano con continuità dei nipoti) hanno meno tempo a disposizione.

Che cosa fare?

Anche se capiamo i meccanismi, si tratta di capricci che, soprattutto quando sono portati avanti con determinazione (e i bambini sono bravissimi in questo!) esasperano chi si occupa di loro. La domanda è: “che cosa fare”? Il segreto sta nel trovare il giusto equilibrio: certo, bisogna dare attenzione ai bambini che lo chiedono, ma senza farci ricattare e senza farci assalire da quei sottili sensi di colpa che poi loro, per quanto piccoli siano, percepiscono e con i quali ci tengono in pugno.
È bene che la mamma vada a lavorare, è un vantaggio anche per loro, sia per la tranquillità economica, sia per la soddisfazione personale (e una mamma soddisfatta è più serena e disponibile); il fratellino  o la sorellina sono un regalo anche per loro perché, anche se ora il piccolo sottrae un po’ di tempo ai genitori,  sarà poi un compagno importante e una presenza costante per tutta la vita; l’esperienza della scuola materna, come in generale della scuola, è fondamentale perché aiuta a socializzare, apre nuovi orizzonti e amplia le conoscenze…
Bisogna essere sereni su queste scelte, che sono le scelte che competono agli adulti che hanno un ruolo educativo, e far capire con dolcezza, ma anche con fermezza, che i genitori non possono essere sempre a disposizione, che devono occuparsi anche di altro, e che questo non cambia minimamente l’affetto e la disponibilità.

Un aiuto dai nonni

In questo, i nonni possono essere un valido supporto. In primo luogo, sostenendo i genitori: quando arrivano e iniziano i capricci, cercare di restare neutrali, di non sostituirsi a loro. Lo so, la tentazione di dire, per esempio “dai, gioca con lui: vado io a preparare la cena” oppure, viceversa “la mamma ora deve preparare la cena: resto io con te, facciamo un disegno insieme” è forte, anche perché così ci sembra di dare una mano. Ma è meglio resistere: quando arrivano i genitori, noi nonni dovremmo quasi eclissarci, per non turbare le dinamiche familiari con la nostra presenza e il nostro intervento, fatto a fin di bene ma non sempre utile. Che cosa ne pensate?

1 commento su “Quando i capricci sono una richiesta di attenzione

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