Il passare del tempo: accettare la fragilità

Tra le grandi tappe della vita, quelle che segnano proprio lo spartiacque tra un “prima” e un “dopo”, diventare nonni è una delle più belle, dolci e anche esaltanti. Giunge quando siamo ormai arrivati alla “terza età”, quel termine oggi così di moda per evitare la parola “vecchiaia”, e… ci dà la sensazione di essere di nuovo catturati nell’orbita della vita: per usare una metafora, se prima ci sembrava di essere un pianeta sempre più periferico, che andava lentamente ma inesorabilmente allontanandosi dal nucleo del nostro personale sistema solare in cui ferve la vita, la nascita dei nipoti ci riporta più vicini al centro, chiamati a un ruolo pratico (l’accudimento dei piccoli), ma anche al compito importante di essere per loro radice e storia, memoria e tradizione.
Però il tempo passa, e reclama i suoi diritti. E giunge per tutti il momento, sicuramente non facile, di essere posti di fronte alla propria fragilità e doversi piegare ad accettarla. Sono gli anni, è il nostro fisico a presentarci il conto. E ci sentiamo traditi: all’improvviso scopriamo di non essere più in grado di porgere alle famiglie dei nostri figli quell’aiuto di cui andavamo così fieri; anzi, di avere a nostra volta bisogno di sostegno, di aiuto.
Quando poi al naturale e graduale declino dovuto all’età si aggiungono più severi problemi di salute, è facile cadere in preda allo scoramento. Eppure, è proprio questo il momento in cui siamo chiamati a essere più forti, a non perdere la speranza e a diventare, ognuno nei propri limiti e con la propria sensibilità, anche nel dolore e nella debolezza, un riferimento per chi ci sta accanto.
È proprio di questo che ci parla il tema scelto quest’anno per la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani: “Beato chi non ha perduto la sua speranza”. Speranza che vuol dire riconciliazione, con gli amici, la famiglia, con tutti coloro con i quali, nel corso della vita, abbiamo condiviso un tratto di strada. Ma riconciliazione anche con noi stessi, capacità di perdonarci, di accettarci e di accettare ogni fase della vita, anche quelle che ci sembrano più difficili, senza perdere la capacità di guardare in alto e oltre noi stessi.
Ed è cin questa parola “speranza”, che quest’anno facciamo gli auguri a tutti voi, nella Giornata mondiale dedicata ai nonni e agli anziani.
