Nonni e genitori – La scelta della babysitter

E quando la mamma torna al lavoro… si apre una questione delicata: a chi affidare il bebè? Le scelte possibili sono sostanzialmente tre: il nido, i nonni o la babysitter. Ognuna di esse ha dei pro e dei contro e noi nonni dobbiamo lasciare che i nostri figli/ora genitori le valutino con calma e attenzione, in base alle proprie necessità, evitando di forzare la mano o di dare consigli se non sono richiesti.

 

La scelta della babysitter ha indubbiamente molti vantaggi. Per esempio, quello di un orario più flessibile, che viene maggiormente incontro alle necessità della famiglia. E poi, il bambino che resta a casa, curato da una babysitter, benché abbia meno occasioni di interagire con i coetanei, si ammala meno frequentemente. E questo è indubbiamente un vantaggio.
Anche se il bambino è iscritto al nido, spesso è necessario comunque trovare una babysitter, non solo per andare a prenderlo o a portarlo, a seconda degli impegni dei genitori, ma soprattutto per poterglielo affidare quando si ammala o nei periodo in cui i nidi sono chiusi mentre i genitori lavorano.

Ma qui si apre un capitolo delicato: come scegliere la babysitter? Naturalmente dobbiamo lasciare che lo facciano i genitori, e se ci ricordiamo com’era stato per noi, sappiamo che è una questione “di pelle”. Una babysitter deve piacere a loro (e, diciamocelo, soprattutto alla mamma): affidare il proprio bambino a un’estranea è un momento delicato, che talvolta i genitori “vivono male”, sentendosi in colpa, in ansia, con il timore che il bebè possa risentire della loro assenza. Per questo è importante scegliere una persona che abbia esperienza, ma anche con cui ci sia “feeling”, che con il bambino abbia un modo di fare dolce e attento.

Naturalmente non basta una mezz’ora per capirlo. Perciò è bene cominciare a far venire la babysitter per qualche ora prima del ritorno al lavoro, per aiutarla a familiarizzare con il bebè e spiegarle bene che cosa c’è da fare e le abitudini, ma anche per vederla “in azione” e capire davvero come si rapporta con il piccolo.
Una babysitter infatti deve essere paziente, ma deve anche essere in grado di fornire al bambino gli stimoli necessari al suo sviluppo. Insomma, non basta che lo nutra, lo tenga pulito o che stia attenta a evitare che si faccia male; deve anche saper giocare con lui, scegliendo i giochi adatti alla sua età; deve sapere come comportarsi se ha la febbre o qualche altro disturbo. E tutto questo viene anche dall’esperienza.

Benché molte cose, noi nonni lo sappiamo bene, si imparano “sul campo”, è utile che la babysitter abbia un minimo di infarinatura sanitaria (anche se naturalmente non dovrà mai prendere iniziative – per esempio, somministrare farmaci – se non dietro indicazione dei genitori). L’ideale sarebbe anche che avesse seguito un corso di pronto soccorso pediatrico, che insegna come far fronte ad alcuni problemi che potrebbero presentarsi con i neonati e i bambini.
E naturalmente non deve essere una fumatrice: i bambini molto piccoli sono particolarmente sensibili agli odori, e quello delle sigarette permane sulla pelle, sui capelli e sugli abiti; inoltre le sigarette spente rilasciano nell’ambiente dei residui tossici che i neonati possono inalare, e che certo non fanno bene alla loro salute.

Per un bambino molto piccolo alcuni pediatri consigliano di cercare una babysitter non troppo giovane, capace di gestire anche le piccole difficoltà dei neonati.
Anche se ha già esperienza ed è già mamma, è importante però che la babysitter non faccia “di testa propria”: sono i genitori a dare le indicazioni (sui pasti, sugli abiti, sugli eventuali medicinali…) e la babysitter deve seguirle, ma anche riferire con precisione che cosa è successo mentre loro sono assenti. Per esempio, se il bambino ha saltato un pasto, se ha dormito troppo poco o tanto, se ha avuto un po’ di diarrea… Sono informazioni utili, che permettono ai genitori di seguire con precisione il loro piccolo anche quando sono assenti. Ed è una comunicazione ancora più indispensabile se è giocoforza affidare alla babysitter anche momenti delicati come l’inserimento al nido.

Certo, noi nonni, soprattutto se abitiamo a una distanza ragionevole e se siamo in pensione o comunque non troppo impegnati con il lavoro, possiamo supportare i figli e i nipoti nella gestione di molte situazioni “di emergenza”. Anche quando non possiamo sobbarcarci il compito di occuparci dei bambini in modo continuativo, possiamo essere un’utile “stampella”, pronti a intervenire nelle situazioni di emergenza (a patto di riuscire a non essere troppo invasivi con i nostri consigli e di non far pesare la nostra disponibilità). E poi, lo sappiamo: stare con i nipoti è una tale fonte di gioia!

 

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