Nonna Annalisa racconta – I vantaggi dei secondogeniti

“Una giornata con due tempi distinti” penso divertita guardando A., il secondogenito di mia figlia, sdraiato nella sua palestrina e alle prese con il tentativo, non sempre coronato dal successo, di afferrare uno dei giocattoli che pendono davanti ai suoi occhi.
A. ha cinque mesi e ha cominciato a capire che, con una sorella piuttosto “ingombrante” come quella che gli è toccata in sorte, deve cercare di farsi valere. Quindi dopo il primo periodo, in cui tutta la famiglia cantava le sue lodi e lo dipingeva come un bambino buonissimo e che non si sente mai, ha deciso di iniziare ad alzare la voce e a dimostrare il suo disappunto. Disappunto, per esempio, di essere mollato tra palestrina e sdraietta ogni pomeriggio, dalle 16 in poi, quando E. torna dalla scuola dell’infanzia. Però non è che per il momento gli riesca bene richiamare l’attenzione dei “grandi” a portata di mano, almeno finché non comincia a protestare con un pianto adeguato…
Una vita decisamente in due tempi, insomma, quella di A. Sì, perché se fino alle 16 gode della considerazione della mamma e/o della nonna (in genere, per ora è affidato alle loro cure), dopo viene un po’ abbandonato a se stesso, mentre l’attenzione viene assorbita da quel vulcano che è sua sorella, anche per smorzare le piccole punte di gelosia che ogni tanto emergono.
Insomma, questi sono i piccoli svantaggi di essere un secondogenito. Ma… vuoi mettere i vantaggi?
Pensiamo per esempio ai pasti. Fino a poco tempo da, quando era allattato solo al seno, nessuno che abbia mai pensato di pesarlo prima e dopo le poppate, che si sia preoccupato che abbia mangiato abbastanza, che abbia preteso di dargli l’aggiunta o di farlo aspettare quando ha di nuovo fame perché “non sono passate tre ore”. Poche pesate anche in generale: tolte le prime tre settimane, quando veniva controllato regolarmente, ora si va a occhio e, con una rapida occhiata alle “coscette”, si stabilisce che sta bene e quindi si può continuare così.
Inoltre, nessuno che passi le giornate a monitorare i suoi progressi: quando ha cominciato ad afferrare gli oggetti, quando è riuscito a girarsi per la prima volta, quando ha cominciato a balbettare i primi suoni… Giusto l’emozione del primo sorriso (quella sì, fortissima, soprattutto per la nonna), poi il resto si dà quasi per scontato. Quindi, meno aspettative e tutti più rilassati, soprattutto mamma e papà, che hanno smesso di leggere libri su libri per seguire bene ogni fase della crescita.
Un segnale di questo atteggiamento più rilassato è che ha molte meno foto e video della primogenita. Io a dire il vero mi lamento un po’, soprattutto quando capita che non veda i bimbi per qualche giorno (con la prima, ogni giorno mi arrivava almeno una foto).
E poi, A. ha un grande asso nella manica, che tra un po’ sarà una delle sue armi: la sorella. Che se ogni tanto rischia di stritolarlo con abbracci e baci un po’ troppo entusiastici (e ogni tanto gli molla anche qualche pizzicotto, soprattutto se pensa di non essere vista…), in compenso gli racconta le fiabe (si siede vicino a lui con un libro e, sfogliando le pagine, gli “legge” la storia) e movimenta la sua vita permettendogli di fare già ora, come “fratello al seguito”, tante esperienze che lei ha fatto più tardi. Basta pensare a quando lo portiamo con noi a prenderla alla scuola dell’infanzia e si ritrova circondato da tanti bimbi e tante persone diverse… Una sorella che già ora lui guarda come un modello, seguendola con lo sguardo, come se avesse una calamita. E chissà tra poco…
