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Risponde lo psicologo – L’amico (o l’amica) del cuore

17 Luglio 2020

Ecco un altro interessante contributo della dottoressa Manuela Arenella, psicologa psicoterapeuta specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza.
Oggi la dottoressa Arenella risponde alla domanda di una mamma preoccupata perché la sua bambina di 8 anni non accetta di aver “perso” l’amica del cuore, che conosceva fin dai tempi dell’asilo.

 

DOMANDA

Mia figlia ha 8 anni, e sono preoccupata perché ha perso “l’amica del cuore”. Lei e la sua amica erano inseparabili ai tempi dell’asilo e lo sono state anche all’inizio delle scuole elementari, ma da un po’ la sua amica passa più tempo con le altre bambine, e questo a mia figlia non piace. Non so come spiegare alla bambina, che è molto sensibile, che non è successo niente di grave, perché per lei invece questo lo è.

RISPONDE LA DOTTORESSA MANUELA ARENELLA

Anche se il nucleo centrale della loro vita affettiva rimane la famiglia, i bambini nella fascia d’età dai 6 ai 10 anni si aprono maggiormente all’esterno e sviluppano e affinano la loro capacità di entrare in relazione con i coetanei. Ed è un passaggio importante: la relazione paritaria che si sviluppa infatti con i coetanei permette ai bambini di rendersi conto e migliorare alcuni aspetti del loro carattere che, anche se tollerati dai genitori, possono essere di ostacolo al rapporto con gli altri, come ad esmepio la possessività (frequente nei figli unici), la timidezza o gli eccessi di aggressività.

Nascono così le prime amicizie, fonte di grandi gioie ma anche di grandi dolori. È naturale, ad esempio, che un bambino soffra terribilmente quando si sente “tradito”: l’amicizia è un patto tacito di fiducia e complicità reciproca e quando non viene mantenuto è un po’ come essere colpiti alle spalle.
Tuttavia i bambini in genere superano in fretta il dolore e si fanno dei nuovi amici, non perché siano superficiali o volubili, ma perché sono capaci di adattarsi alla regola fondamentale dell’amicizia: la libertà. Siccome è un legame che si instaura liberamente, altrettanto liberamente può essere sciolto, e si può scegliere di essere o no amici, senza obblighi né costrizioni.

Per alcuni bambini, però, non è facile adattarsi a questa libertà di sentimenti che, insieme alla possibilità di essere scelti, prevede anche quella di essere rifiutati. I bimbi che soffrono di più sono quelli che in generale fanno fatica a tollerare un rifiuto, e quindi rivelano alcuni aspetti di fragilità, in particolare per quel che riguarda il superamento dell’egocentrismo infantile, per cui non riescono a vedere le esigenze degli altri.
Tuttavia di solito è proprio l’esperienza di sofferenza nel rapporto con i coetanei che li aiuta a maturare; si rendono conto a poco a poco che è importante tollerare la ferita di un rifiuto e tener conto dei sentimenti degli altri.
Attraverso l’amicizia, e anche attraverso le inevitabili delusioni che talvolta l’accompagnano, un bambino impara che cosa rende stabile una relazione, che cosa si può aspettare dagli altri e che cosa può dare. Impara a diventare una persona in mezzo ad altre persone.

In questo percorso i genitori devono innanzitutto tollerare che il proprio bambino incontri questo tipo di sofferenza, facendogli capire che è una sofferenza che passa e che anzi può aiutarci a capire qualcosa in più di noi e di quello che vogliamo da un amico.
Aiutiamoli a riflettere sul fatto che ricevere un rifiuto non significa essere un rifiuto; che è naturale che certi legami finiscano, ma perché ostinarci a volere chi non ci vuole, invece di aprirci alla possibilità di nuovi incontri?
Queste delusioni fanno comunque parte del percorso di crescita e dell’incontro con la realtà, che ha anche aspetti faticosi. Ma così come i legami con i coetanei sono un porto sicuro in cui il bambino può rifugiarsi quando qualcosa non va in famiglia, allo stesso modo la famiglia costituisce un aiuto e un sostegno quando qualcosa non va fuori di casa!

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

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