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Risponde lo psicologo – Il diritto di essere piccoli

1 Giugno 2014

logo psicologoCapita che genitori e nonni siano molto fieri della “precocità” dei propri figli (o nipotini). Talvolta però succede di accorgersi che bambini molto precoci sono un po’ meno sicuri di altri, che hanno percorso più lentamente le tappe della crescita.
Ecco il parere della psicologa Manuela Arenella, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

DOMANDA

Ho una bimba di 22 mesi che non ha mai voluto il ciuccio e, invece, si è da sempre succhiata l’indice e il medio della mano destra. Ora che ha tutti i denti mi preoccupa vederla succhiare così tanto (succhia anche quando siamo al parco giochi o a casa di amici), in ogni occasione in cui non abbia le mani impegnate e a volte anche in quel caso: un oggetto in mano e le dita in bocca allo stesso tempo.
Stella è una bambina estremamente socievole e amichevole, ha iniziato a camminare presto, i dentini presto, a parlare presto e a stare senza pannolino giorno e notte molto presto, tutto senza esser spinta ma semplicemente incoraggiata nella sua volontà di indipendenza. Le dita in bocca sono praticamente l’unico retaggio dello stadio di neonata da cui lei stessa si è mossa così velocemente.
A me preoccupano solamente le problematiche legate ai denti e al palato. Ci sono delle strategie per rafforzare quel qualcosa che le manca e non farle succhiare più le dita? Potrebbe essere soltanto una brutta abitudine da modificare?

RISPONDE LA DOTTORESSA MANUELA ARENELLA

La domanda rappresenta la conferma del bisogno di soddisfazione orale che i bambini hanno nei primi anni di vita. Inutile vivere come un sollievo il fatto che un bimbo non voglia il ciuccio, perché nove volte su dieci quel bimbo ha trovato un “sostituto” del ciuccio, che può essere uno straccetto, l’angolo di un lenzuolo o, come in questo caso, le dita.
Di solito, man mano che si cresce, il bisogno di suzione si circoscrive ai momenti di “stanchezza” o di rilassamento, oppure di particolare difficoltà. Quando invece il bisogno di suzione è continuo, questo può essere indice di uno stato di tensione o di insicurezza, per cui si cerca una “consolazione”.
Se quello che la preoccupa è la problematica legata a denti e palato, la rassicuro dicendole che fino a 5-6 anni il palato è molle, quindi si adatta bene e non subisce danni permanenti legati al succhiarsi il dito.
Forse sarebbe il caso di preoccuparsi di più del significato che può avere per la sua bimba questo continuo bisogno di suzione, che sicuramente non è solo una “cattiva abitudine”.

Ovviamente non posso sapere, non conoscendo la bambina né i dettagli della situazione, di che bisogno ci parla questo comportamento. L’ipotesi che mi viene in mente ha a che fare con tutti i PRESTO da lei stessa menzionati. I bambini hanno dei ritmi di crescita che procedono per passi successivi, e che richiedono dei tempi. Fare presto, anticipare i passaggi, spesso non significa guadagnare tempo, ma perdere dei passaggi intermedi che sono necessari alla piena acquisizione di quella determinata competenza.
A volte i bambini si sforzano di accelerare certe acquisizioni poiché sentono che questo fa piacere ai genitori, ma questo può avere un costo in termini di armonia dello sviluppo e piena soddisfazione dei bisogni legati a una determinata fase. La vera autonomia deriva da una dipendenza pienamente soddisfatta.
I bambini sono estremamente sensibili a ciò che gli adulti si aspettano da loro. So che può sembrare strano, e comunque non è un meccanismo pienamente consapevole, ma un bambino non sceglie di essere autonomo in modo precoce, o di anticipare certi passaggi. Lo fa nel momento in cui sente che i genitori sono orgogliosi di queste acquisizioni precoci; così facendo rende felici mamma e papà, ma che cosa perde?
È la stessa differenza che c’è tra una pianta che fiorisce e un albero di Natale; nel primo caso c’è bisogno di acqua, sole, un ambiente adatto e, col tempo, si vedranno spuntare i primi fiorellini, che cresceranno in modo graduale, necessitando di tempo. Nel secondo caso ci sono addobbi posticci che non fanno realmente parte della pianta, e quindi possono cadere al minimo scossone.
Allo stesso tempo, le competenze acquisite in modo anticipato rischiano di non essere ben integrate e provocare qualche stato di tensione che si manifesta in vari modi.

Forse la sua bimba sta solo manifestando il suo diritto a essere piccola e avere certi bisogni, quindi accoglieteli, coccolateli e godetevi i suoi due anni, che sono pochi per poter essere già perfetti. Innamoratevi dei suoi aspetti di fragilità e di dipendenza; solo quando li sentono completamente accolti, i bambini possono passare oltre.
Provate a riflettere ed eventualmente calibrare le vostre aspettative e richieste inconsapevoli. Se poi la cosa dovesse persistere in modo continuo e costante potrà essere utile un consulto con uno psicoterapeuta.

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MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

 

Tags: Arenella, bambina, bambini, bambino, crescere, crescita, famiglia, genitori, insicurezza, Manuela, nipote, nipoti, nonna, nonni, nonno, precoce, precocità, psicologia, psicologo, socurezza

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