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Risponde lo psicologo – A ogni casa le sue regole

2 Novembre 2017

Chi è il “capo” di casa? Come rispondere a un bambino che sembra non accettare più l’autorità della mamma? E come spiegargli che nella loro casa vigono regole forse diverse da quelle delle case dei suoi compagni, ma che bisogna rispettare? Risponde la psicologa Manuela Arenella.

DOMANDA

Come posso spiegare a mio figlio, di 5 anni,  che “io sono il capo” a casa (quindi deve “dare retta” a me)? Negli ultimi tempi quando dico qualcosa che non gli piace, la sua risposta è “non sei tu il capo”!
Inoltre come posso spiegargli perché quello che i suoi amici possono fare a casa, da noi non si può  fare. Ad esempio,  stare in casa con le scarpe che si usano per strada, avere videogiochi, guardare cartoni animati poco adatti ai piccoli che io non gli lascio vedere… In sintesi, come posso spiegargli che da noi le regole possono essere diverse da quelle delle altre famiglie? In questi casi,  la sua reazione è “allora voglio avere una mamma come quella di …”.

RISPONDE LA PSICOLOGA MANUELA ARENELLA

Tutti sappiamo che non è facile sentirsi dire “no”. Se rifiutiamo al bambino qualcosa che desidera, dobbiamo essere pronti ad affrontare la sua reazione.
Il bambino, soprattutto in età prescolare, tende ad avere eccessi di rabbia fortissimi, buttandosi per terra, agitandosi furiosamente e urlando ogni genere di cosa.
A volte questo tipo di atteggiamento ci imbarazza, soprattutto quando siamo in luoghi pubblici, ed è proprio per questo che il bambino di solito porta la sua sfida proprio mentre siamo alla presenza di altri.

Molto spesso i bambini che si sentono poco ‘contenuti’ sfidano per verificare se le regole che ci sono a casa valgono e se i genitori ci credono davvero. È come se si dicesse “vediamo se il rispetto di questa regola per lei è così importante da ingaggiare una ‘lotta’, pur di fermarmi e farmela rispettare!”. Così dovrebbe essere!

È per questo che diventa fondamentale bandire i sensi di colpa per ribadire al bambino la nostra coerenza educativa: è importante far capire che “comandiamo noi” (e quindi possiamo essere dei riferimenti forti e affidabili), che siamo coerenti e crediamo nelle indicazioni che diamo, indicazioni che diventeranno i valori che si porteranno dentro in futuro.
Tutte le volte che non siamo coerenti con le regole che ci siamo dati perdiamo di autorevolezza agli occhi di nostro figlio, che si illuderà di “essere lui al comando”, ma si sentirà anche molto solo e impossibilitato ad affidarsi ai suoi adulti di riferimento.

Non c’è una strategia per far capire al proprio figlio chi comanda, ma glielo si trasmette con la forza della determinazione e della coerenza. Questa forza diminuisce quando ci sentiamo in colpa o cattivi nel ribadire una regola.
Dovremmo ricordarci che ogni volta che diciamo “comandano mamma e papà”, in realtà stiamo dicendo “puoi fare affidamento su di noi, siamo fieri di trasmetterti i nostri valori”.

Altro aspetto che mette in difficoltà le mamme è sentirsi dire “ti odio” o “sei cattiva”, ecc… Per far fronte a questo è importante sapere che il bambino tende a scindere, psicologicamente, gli aspetti buoni da quelli cattivi, per cui nel momento in cui vi attacca, in realtà è come se scindesse la mamma “buona”, da quella “strega che non vuole fargli fare quello che vuole”. La capacità di gestire l’ambivalenza dei sentimenti (cioè la possibilità di concepire che una stessa persona può essere al contempo buona e cattiva) è un’acquisizione successiva.
È importante sapere questo per riuscire a gestire i momenti di conflitto con più chiarezza, ed evitare di prendere le critiche in modo troppo personale (anche perché se i bambini sentono che questo è un nostro punto debole, lo useranno in modo manipolativo).

Se riuscite a conservare l’immagine di voi stesse, a pensare che state facendo la cosa giusta per il bene di vostro figlio, risulterete allora più ferme e agirete con più convinzione. Un bambino, per quanto protesti, per sentirsi rassicurato ha bisogno di sentire che “Sì, comandate voi! Finché lui è piccolo deve fare quello che dicono mamma e papà, e se gli vietano qualcosa è per il suo bene!”

Quindi, quello che si dovrebbe rispondere in queste situazioni è che non ci interessa cosa fanno o hanno gli altri: se mamma e papà dicono una cosa, deve essere quella.
“Pazienza, ti è capitata una mamma cattiva, però si fa come dico io” (un pizzico di ironia non guasta mai, anche perché fa capire al bambino che non può usare quest’arma per farci sentire in colpa);
“A casa dei tuoi amici decideranno i loro genitori, a casa nostra funziona così!”…

Possiamo anche ribadire che lo vediamo che è molto arrabbiato e provare a spiegare la nostra scelta, ma è importante che faccia quello che diciamo. Ovviamente, se il bambino non smette, è importante far seguire alle parole i fatti. Solo così il bimbo potrà rendersi conto che la sua mamma è di parola, se dice una cosa poi la fa, di conseguenza è affidabile.

 

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna.
Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

 

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