Nonna Annalisa racconta – Pomeriggi al parco giochi

Ho avuto il mio momento di gloria È stato quando la mamma di una delle compagne di scuola (scuola dell’infanzia) della mia nipotina “grande” mi ha detto: “Ma lei è proprio coraggiosa! Mia mamma ha cominciato a portare le mie bambine al parchetto solo ora che sono un po’ cresciute; prima diceva che c’era troppa responsabilità e fatica!”. Beh, ditemi se non sareste stati orgogliosi anche voi!
Ma la responsabilità e la fatica la sento anch’io, eccome! Però come negare a E. questi momenti di libertà, per quanto controllata (il parchetto milanese in cui la porto è sicuro e recintato), per giocare con gli altri bambini? Solo che ora anche il piccolo A., che ha da poco conquistato una certa sicurezza sulle gambette, pretende di muoversi autonomamente e di fare i giochi dei “grandi”.
In realtà sembra una palla: pochi passi, cade, si rialza, riparte. Cerca di salire sullo scivolo, naturalmente al contrario, e devo correre a spostarlo prima che sia travolto dagli altri bambini che scendono… dal verso giusto. Vuole salire sul cavallino a dondolo e dopo poche oscillazioni comincia a scivolare di lato. Corre verso l’altalena e rischia di prenderla in testa. Vuole salire sull’altalena, ma in questo parchetto cittadino affollato bisogna fare la fila e lui non sta fermo (e l’altalena sarebbe una salvezza: almeno starebbe seduto per un po’). Gli tolgo il ciuccio perché lo strofina dappertutto, ma se non sto attenta si caccia in bocca tutto quello che trova, dai mozziconi di sigarette ai semi e alle pietre. E nel frattempo cerco di tenere d’occhio la sorella: è la nostra “grande”, ma è piccola, dovrei controllarla di più, ma come fare? Fortunatamente gioca con i compagni e so che c’è sempre una mamma, una nonna o una babysitter che dà un occhio.
E non è finita: quando è ora di tornare, dopo l’inevitabile trattativa (ancora 10 minuti… finiamo questo gioco e andiamo), improvvisamente arriva la stanchezza, quella che E. non avvertiva finché correva e saltava con gli amici. E la strada del ritorno sembra sempre più lunga, e bisogna raccontare una fiaba, distrarla…
Eppure, sono i pomeriggi più belli della mia settimana. La sera mi tornano in mente quei visetti felici, risento nelle braccia il peso di A. scalpitante che protesta e si divincola quando devo spostarlo per evitare un pericolo, le braccia tenere intorno al collo di E. quando viene a farsi consolare per un piccolo litigio o per una sbucciatura, e mi sento in pace. E pazienza per la schiena a pezzi e le braccia indolenzite…
Nonna Annalisa
