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Risponde lo psicologo – Le parolacce

15 Agosto 2016

logo psicologoCome comportasi quando un bambino ha reazioni di rifiuto, anche violente e con parolacce? Ecco la risposta della psicologa Manuela Arenella, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza.

DOMANDA

Mio figlio ha 6 anni e da qualche mese, quando gli dico qualcosa che non gli piace,  diventa un’altra persona: la sua reazione è dirmi brutte parole e anche tentare di colpirmi.
Ho provato a non dargli attenzione, andare in un’altra stanza, ma quando la situazione non lo permette, ad esempio quando dobbiamo andare la mattina a scuola, oppure la sera, quando deve fare la doccia e andare a letto,  mangiare o tornare a casa da un posto (come il supermarket), confesso che non so come convincerlo a collaborare, invece di urlare, dire brutte parole e fare capricci.

RISPONDE LA DOTTORESSA MANUELA ARENELLA

La domanda in questione pone un problema serio rispetto ai limiti e alle regole, che devono aiutare i bambini a contenere la pulsionalità e a ridurre l’onnipotenza.
Bisognerebbe sapere come è andato finora il percorso dei limiti e degli stop che vengono dati al bambino fin da quando muove i primi passi, e soprattutto cosa può essere successo “qualche mese fa” che ha potuto scatenare tanta oppositività.

Stabilire un sistema di regole

In linea di massima i genitori devono stabilire un’insieme di regole chiare (condivise col bimbo), costanti (devono durare sempre!) e coerenti (sostenute da entrambi i genitori).
Le regole sono fondamentali per aiutare il bambino per gestire e contenere le pulsioni aggressive, per imparare a tollerare le attese e le frustrazioni, per ridurre l’onnipotenza prima e l’egocentrismo poi,  per permettergli di relazionarsi e per farlo sentire protetto.

Per tutti questi motivi è FONDAMENTALE NON LASCIARSI PICCHIARE. Il tentativo va bloccato in modo assoluto.

Dal punto di vista del bambino, un genitore che si fa picchiare da lui è un genitore debole, che non può proteggerlo, e quindi lo fa sentire solo. Credo che questo bambino stia chiedendo di essere fermato in modo deciso.

I capricci

Di solito i capricci non sono mai immotivati; possono essere legati al desiderio di qualcosa che non si riesce ad aspettare, o al semplice bisogno di essere visti e considerati (succede spesso quando, per vari motivi il bambino si sente trascurato).
Sicuramente avvengono per lo più nei luoghi pubblici o per strada, dove è più forte il timore degli adulti di fare brutte figure, e quindi maggiore la probabilità che si ceda.

Come reagire ai capricci

In queste occasioni è importante riprendere il bambino con fermezza, senza cedere al capriccio, così da fargli capire che questo non è il modo adatto per chiedere le cose.
Se la scenata è plateale e il bambino ad esempio corre in mezzo alla strada, o si rotola sul marciapiede, o tra i carrelli del supermercato, ecc… è necessario agire con autorevolezza, prendendo il bambino anche fisicamente. È importante cercare di incrociare il suo sguardo, per fargli sentire la nostra convinzione, bloccargli le braccia in modo da fargli sentire il contenimento che lo aiuterà a modulare gli eccessi di rabbia che da solo non sa gestire.
Successivamente sarà utile riprendere la richiesta, il contenuto del capriccio, per parlarne in modo ragionevole.

Gli errori da non fare

Di solito gli atteggiamenti dei genitori vanno da un eccesso all’altro: o si risponde con eccessiva durezza, picchiando, punendo severamente o continuando a rimproverare il bambino (e questo non fa che confermarlo in un immagine di sé negativa, di “bambino cattivo”, rischiando di spingerlo a comportarsi sempre in questo modo); oppure ci si sente in colpa a mettere dei limiti, perché non si vuole “far soffrire il bambino”. Peccato che la politica del “lasciar correre“ non sia un segno d’amore per un bambino, bensì un segnale di indifferenza (“fai come ti pare, non ho voglia di fare fatica per te”).

Il significato dei capricci

Il bambino ha bisogno di un genitore che gli dica qualche NO, in modo fermo ma ragionato, anche se questo lo fa soffrire.
Con i suoi capricci, le sue richieste ostinate, il bambino tasta il terreno, cerca di capire fin dove si può spingere la sua volontà di avere tutto e subito. In questi momenti cerca un limite, un contenimento che solo l’adulto può dargli, con un chiaro sistema di regole e divieti (non su tutto!), con dei NO precisi e circostanziati.

Le punizioni

Detto questo, se da piccolissimi è utile far cadere la sfida e proporre delle alternative, dai 3 anni in su è necessario raccogliere la sfide che il bambino lancia e vincerle, non essere cedevoli, se si vuole mantenere una certa autorevolezza. Dai 4 anni in poi i bambini sono anche in grado di cogliere i nessi causa-effetto, per cui iniziano ad avere senso le punizioni, come conseguenze dell’aver violato delle regole che avevamo concordato col bambino stesso.
Non contano tanto le strategie, ma la fermezza, l’assoluta convinzione che certe cose non sono ammissibili. Il suo bambino deve leggerglielo negli occhi. Se ci sentiamo in colpa a dare degli alt, allora diventiamo cedevoli e la regola non ha più effetto.
Nello stabilire le regole si devono stabilire anche le “punizioni”, ciò che succede se non si rispetta la regola, ed è necessario portarle fino in fondo.

Consigli pratici

Partiamo dall’accogliere il sentimento del bambino (“lo so che è noioso farsi la doccia…” “lo so che vorresti restare qui…però ora si va a casa”), ed eventualmente possiamo provare a dialogare con lui rispetto a che cosa lo rende così arrabbiato ultimamente.
Poi ribadiamo la regola stabilita insieme e se ancora insiste gli ricordiamo la “conseguenza” (anche quella stabilita insieme).
Dopo due o tre avvertimenti la mettiamo in atto, senza rabbia ma con fermezza e determinazione. Per fare questo è necessario mettere da parte la preoccupazione per ciò che pensa chi ci vede, ed eventuali brutte figure, e ricordarsi sempre che valore hanno le regole in uno sviluppo sano del bambino.

 

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

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