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Risponde lo psicologo – Il significato della balbuzie

18 Novembre 2013

logo psicologoUn nuovo interessante contributo su un tema di psicologia a misura di bambino che ci arriva dalla dottoressa Manuela Arenella, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza .
Questa volta risponde a una nonna preoccupata perché il suo nipotino ha iniziato a balbettare.

Trovi un altro articolo su questo argomento anche a questo link:
Quando il bambino balbetta.

 

DOMANDA

Il mio nipotino di due anni da qualche giorno ha iniziato a balbettare in un modo a dir poco imbarazzante. È un bambino sensibile (ma non ipersensibile), affettuosissimo, gioioso, molto socievole (la scorsa estate era il beniamino della spiaggia, dove, non appena arrivava, andava a salutare tutti chiamandoli per nome). Credo che si tratti della cosiddetta balbuzie evolutiva, ma vorrei avere il suo autorevole parere. Ritiene necessaria o utile una consultazione oppure dobbiamo attendere almeno qualche tempo? Noi facciamo finta di niente, lasciamo che sia lui a terminare la parola senza mettergli fretta né cercare di aiutarlo. È un bambino molto precoce come linguaggio e ha una memoria davvero impressionante: dopo un paio di volte ripete qualsiasi filastrocca o canzoncina.

RISPONDE LA DOTTORESSA MANUELA ARENELLA

Gentile signora, come lei stessa dice, esiste una forma di balbuzie naturale, evolutiva, che si verifica nella fase di apprendimento e consolidamento del linguaggio. Questo tipo di balbuzie può essere paragonata ai tentennamenti e alle cadute che accompagnano la fase in cui i bambini acquisiscono competenze motorie come il camminare.

C’è, tuttavia, un altro aspetto legato alla balbuzie, su cui può essere interessante riflettere. Questo disturbo infatti può essere l’espressione di un eccesso di aggressività repressa, inibita, che tende a bloccare anche il linguaggio. Questo è vero soprattutto per la balbuzie che sopravviene all’improvviso, verso i due anni, l’età dell’opposizione, delle bizze, dei capricci.
Se in questa fase il bambino viene rimproverato o punito eccessivamente, le sue pulsioni aggressive vengono inibite e si crea così un blocco interiore, che può riflettersi nel linguaggio, attraverso la balbuzie.
A volte questo accade anche quando si cerca di correggere il mancinismo, costringendo il bambino a usare la destra senza tener conto della sua organizzazione neurologica.
In questi casi la soluzione consiste nell’allentare la tensione educativa, nel concedere al bambino dei modi per urlare la sua rabbia, i suoi sentimenti di ostilità e opposizione; di solito, potendo vivere liberamente le sue disposizioni, il bambino riacquista anche una maggiore fluidità nell’espressione delle parole.
È sempre bene, come già state facendo, non prestare troppa attenzione al problema, cioè non accanirsi cercando di far pronunciare la parola nel modo corretto. L’insistenza crea uno stato di tensione che rende più incerti, insicuri, e più balbuzienti.
Se il disturbo è legato a una fase fisiologica nell’ambito dello sviluppo del linguaggio, allora dovrebbe risolversi spontaneamente nel giro di qualche mese. In caso contrario, provate a riflettere sugli aspetti sopra citati e se persiste può essere opportuno ricorrere a una consulenza psicologica per far luce sulle vere cause del conflitto che c’è alla base.

 

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

 

 

Tags: anni, balbettare, balbuzie, bambini, due, famiglia, genitori, Manuela Arenella, nipote, nonna, nonni, nonno, psicologia, psicologo

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