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Risponde lo psicologo – Allentare la presa

16 Agosto 2017

Genitori che si definiscono “molto autoritari”, ora alle prese con una bambina che si dimostra sempre più ribelle. Che fare? Risponde la psicologa Manuela Arenella.

DOMANDA

La mia bimba, di 7 anni, è sempre stata agli occhi di tutti  molto buona,  brava e ubbidiente.
Io e mio marito siamo molto autoritari e anche apprensivi, per cui non le abbiamo mai lasciato troppo spazio.
Da quando me ne sono resa conto, ho iniziato ad allentare un po’ la presa, ma ho l’impressione che lei se ne stia veramente approfittando. Per esempio, se le chiedo di spegnere la luce mi risponde “e perché dovrei farlo?”; quando combina qualcosa, anche solo una sciocchezza, non ammette mai alcuna responsabilità e dice bugie che ovviamente mi fanno arrabbiare. Se dessi retta al mio istinto le mollerei un sonoro schiaffone, ma poi penso che questo suo comportamento è colpa nostra, di come l’abbiamo educata finora.
Ho paura che sia tardi, vorrei che imparasse ad assumersi le sue responsabilità avendo fiducia in noi,  che accettasse e imparasse dalla punizione eventualmente datale, ma mentre le parlo sembra che neanche mi ascolti.
Ho paura di averla repressa per troppo tempo con troppe regole e ora non so come recuperare.

RISPONDE LA DOTTORESSA MANUELA ARENELLA

Di solito un atteggiamento autoritario, per come lo descrive lei, può generare nel bambino o una completa inibizione o una forte ribellione, dovuta al fatto che non si sente ascoltato e rispettato.
Il secondo caso è più auspicabile, poiché è il segnale comunque di un’autostima che vuole farsi sentire. Ma, come sempre, ogni eccesso, sia in un senso che nell’altro, può portare a dei problemi.

Da ciò che scrive sembra proprio che siate passati da un eccesso all’altro, e il compito faticoso è trovare la giusta via di mezzo che permetta a voi di esercitare una funzione autorevole (non autoritaria) e alla vostra bambina di poter esprimere i suoi dissensi o tentare piccole trasgressioni.
In tutto questo credo giochino un ruolo importante i sensi di colpa e le paure legate all’aver “fatto dei danni” e che sia troppo tardi per riparare.

Partiamo dal presupposto che non è mai troppo tardi, se c’è una reale volontà di comprendere la situazione e di cambiare; da ciò che dice mi sembra di intuire che voi siate genitori attenti e pronti a mettervi in discussione se qualcosa non va, per cui non lasciatevi vincere dalle preoccupazioni e rimboccatevi le mani per modificare ciò che sentite di dover cambiare.

È fondamentale, per un bambino, avere genitori capaci di tornare sui propri passi se capiscono di aver sbagliato; questo dà la misura del fatto che tutti possono sbagliare, e che gli errori servono per migliorarsi.
La consapevolezza di aver fatto degli errori, però, non può e non deve schiacciarci sotto i sensi di colpa, che non fanno altro che renderci cedevoli, poco fermi nelle nostre decisioni, e quindi facilmente attaccabili.

Una volta fatti i conti con i vostri vissuti e accantonati i sensi di colpa, potete anche parlare francamente con vostra figlia, dicendole che vi siete resi conto che c’erano troppa ansia e troppe regole, che è giusto e importante che anche lei dica la sua, ma questo non significa che non debbano esistere regole o modi più o meno adeguati di rivolgersi agli altri.

Le botte non servono assolutamente a niente, se non ad inasprire i conflitti e aumentare i sensi di colpa. Rinegoziate le regole con la vostra bambina, cioè fatele presente con chiarezza quali sono gli aspetti che per voi è fondamentale regolamentare, stabilendo anche le conseguenze, qualora tali regole non vengano rispettate. Anche fare questo tutti insieme rafforza il fatto che siete una famiglia, e che in una famiglia si collabora, pur mantenendo chiara una distinzione di ruoli, tra grandi e piccini.

Ho la sensazione che vostra figlia vi stia “mettendovi alla prova”, per vedere se il vostro cambiamento è duraturo.
“Io ascolto te, e tu ascolti me”, questo dovrebbe esserci alla base di una collaborazione e di una reciproca accoglienza di bisogni e richieste. Non vuoi spegnere la luce? Mi dispiace molto che tu non voglia collaborare; questo comporta che anche io accoglierò meno le tue richieste.

Per trasmettere il senso di responsabilità è fondamentale tenere fede a un insieme chiaro e coerente di regole e mettere in atto le conseguenze previste, se non vengono rispettate.
Non si faccia condizionare dal fatto che “sembra che sua figlia non la ascolti”: se è chiaro che ad una certa regola corrisponde una conseguenza (o punizione), non serve fare lunghe prediche, serve agire mettere in atto con fermezza ciò che abbiamo stabilito insieme.

Oltre a questo è importante coinvolgere i bambini, trasmettendogli un senso di appartenenza alla famiglia, che è un luogo in cui si sperimenta un’accoglienza piena e una collaborazione fatta di ascolto e rispetto.
Lo sforzo di rispettare delle regole è ripagato dalla possibilità di creare un clima sereno di collaborazione, in cui ognuno ha il proprio ruolo ed è chiaro cosa è giusto e cosa no.

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna.
Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

Tags: autoritario, bambina, bambine, bambini, bambino, famiglia, genitori, Manuela Arenella, nipote, nipoti, nonna, nonne, nonni, nonno, psicologia, psicologo, ribelle, ribellione

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