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Risponde lo psicologo – Cambiare scuola

6 Giugno 2018

Un bambino che deve andare nella seconda classe della scuola primaria; genitori che hanno deciso di cambiare scuola. Faranno bene? La risposta della nostra consulente, la psicologa Manuela Arenella.

DOMANDA

Abbiamo deciso di  spostare nostro figlio da una scuola
a tempo pieno a una al tempo ordinario. Matteo deve andare in seconda ma è molto indietro nel programma ministeriale e le maestre hanno omesso di raccontarci molti problemi della classe. In tutto sono 24  ma la nostra sensazione è che ci sia tanta tensione nella loro gestione e poca didattica.
Mio figlio si è ambientato molto bene ma purtroppo devo pensare al suo rendimento scolastico ed è venuta meno la fiducia negli insegnanti.  Come posso però annunciargli il cambiamento?

RISPONDE LA DOTTORESSA MANUELA ARENELLA

L’esperienza scuola per un bambino è fondamentale, oltre che per gli apprendimenti che hanno a che fare con la sfera cognitiva, anche per il fatto di relazionarsi a una realtà, che, per fortuna, è variegata, fatta di tanti colori e sfumature.
I primi due anni della scuola primaria sono fondamentali per la creazione del gruppo classe, per curare e nutrire tutti gli aspetti emotivi e relazionali che accompagnano il doversi confrontare con una società in miniatura: il senso del dovere, l’impegno, l’appartenenza a un gruppo e l’approccio alla diversità.
Se non si creano queste solide basi affettive e relazionali, ogni apprendimento cade nel vuoto, colorandosi di puro tecnicismo.
Personalmente ritengo che il sentirsi parte di un gruppo, l’andare a scuola volentieri e il sapersi confrontare con la diversità, siano capacità ben più importanti dell’essere in pari col programma.
Le nozioni possono sempre essere recuperate, certe competenze alla base del vivere insieme, no.
Detto questo, mi sembra di capire che la vostra decisione sia stata presa anche sulla base di una mancanza di fiducia nelle insegnanti. Non conoscendo i fatti non entro nel merito; mi limito a suggerirle comunque di non screditare la figura dell’insegnante agli occhi di suo figlio poiché significherebbe minare, dentro di lui, la possibilità di potersi affidare e fidare di adulti esterni alla famiglia. Sarebbe un modo per trasmettere il messaggio “non nutrirti di ciò che la realtà ti dà, non crescere”, e questo può connotare di diffidenza e timore le esperienze che si fanno al di fuori della famiglia, favorendo aspetti di fragilità.
Per quanto riguarda il comunicare la vostra decisione, credo sia importante che vi assumiate la responsabilità della vostra scelta: “mamma e papà hanno deciso ciò che pensano sia il meglio per te”, magari sostenendo il lato positivo dell’avere più tempo libero nel pomeriggio, visto che c’è un impegno scolastico ad orario ridotto.
Manifestate comprensione per la fatica che il vostro bimbo farà ad adattarsi a un nuovo contesto, sostenendo la piena fiducia nel fatto che ce la farà.

MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna, già da alcuni anni tiene corsi di formazione per educatori di asili nido e personale docente, ma anche per genitori, in varie località della Romagna e a San Marino.
Svolge attività libero-professionale presso proprio studio a Bellaria (via Conti 37) e a Bologna. Ha rapporti di collaborazione consolidati con i Servizi Educativi di San Marino e con il Centro per le Famiglie di Rimini, organizzando serate a tema su diverse tematiche, in particolare sui bisogni dei bambini, le relazioni interfamiliari e il valore delle regole.

Tags: bambina, bambine, bambini, bambino, cambiare, cambio, famiglia, nonna, nonne, nonni, nonno, psicologia, psicologo, scuola, scuola primaria

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