Il Museo del Giocattolo e del Bambino a Cormano

museo_giocattolo-e-bambino-logoClaudia Alborghetti, che ha recentemente iniziato a collaborare con noinoinni.it, è andata a visitare per noi il Museo del Giocattolo e del Bambino di Cormano, una bella realtà dell’interland milanese. Ecco che cosa ci ha scritto. 

 

“In un affascinante ex cotonificio dei primi del ‘900, restaurato e ampliato” nasce il Museo del Giocattolo e del Bambino a Cormano. Così recita il sito internet ufficiale, ma la curiosità ancora non mi aveva preparata a questo edificio imponente nascosto in mezzo ad altri condomini nel cuore del paese. Grazie al consiglio di Annalisa, in una piovosa domenica pomeriggio di gennaio mi sono dedicata alla visita di questa Fabbrica del Gioco e delle Arti che su tre piani ha ripensato lo spazio in funzione di bambini e adulti. Dalla sala multifunzione (piano terra) con il Teatro e tanti banchi per disegnare, giocare e leggere, si passa al secondo con la biblioteca per ragazzi (aperta solo il sabato), e infine al terzo con il Museo del Giocattolo.

ambulanza-a-cavallo-giocattoloLa mia missione quel giorno era di riportare alcune impressioni sul Museo, per cui non mi dilungo in altri commenti e arrivo al dunque. A quanto pare, io e il mio fidanzato siamo gli unici veri visitatori quel pomeriggio – beh, data la pioggia – perché tutte le altre persone che arrivano alla spicciolata sono lì per il compleanno di Alice. Infatti è possibile organizzare delle festicciole con un’animatrice, proprio al piano dove sono esposti i giocattoli di bambini dal 1700 ad oggi. Tra gli oltre 1000 pezzi presenti ho preso appunti su alcuni esemplari davvero unici: a partire dalle case di bambola, che nelle miniature perfette quali erano mi sono resa conto della cura e della pazienza con la quale le piccole proprietarie dovevano aver arredato le stanze e vestito le bambole che le abitavano. scuola-giocattolo-anticoI materiali usati erano fatti per durare nel tempo, dove la vita reale si rispecchia nel dettaglio del vasetto di marmellata coperto con un minuscolo panno ricamato. Proseguendo nella visita noto un piccolo orologio di cioccolato degli inizi del ‘900 (il cioccolato c’è ancora, ma forse è meglio non mangiarlo…), orsetti e bambole di pezza, giochi da seminario. Infatti, se il destino di molti bambini e bambine dell’epoca era di diventare religiosi bisognava pur farli giocare: ecco che in esposizione vediamo un altare in miniatura con candelabri e tutto l’occorrente per formare il buon seminarista.

biplano-giocattolo-anticoNel passaggio dal XIX al XX secolo, con la rivoluzione industriale, si affacciano nella vita dei bambini i giocattoli prodotti da un’industria ormai specializzata, in grado di offrire passatempi meccanici che sfruttavano le nuove tecnologie. Davvero interessanti i giochi per imparare la matematica, le leggi della fisica e il cinematografo come quello che si vede nel film del 1982 “Fanny e Alexander” di Ingmar Bergman. Che cosa volevano fare da grandi i bambini di allora? Forse il pompiere, il tramviere o l’aviatore, fatto sta che non possono mancare tutte quelle figure ispirate alla vita quotidiana di una società che cambia a ritmo vertiginoso. E le bambine? Loro avevano a disposizione bambole, vestitini e servizi da tavola “igienici, durevoli, lavabili” o almeno questo è quanto promette lo slogan che li accompagna, per diventare donne di casa con i fiocchi.

cannone-giocattolo-anticoLa società si avvia a passo vertiginoso verso la Seconda Guerra Mondiale, dove una vetrina intera è dedicata ai giochi di propaganda dell’epoca fascista sullo stile strategico-militare (la conquista dell’Abissinia, per esempio) e fumetti dedicati al “buon colonizzatore” che conquista ma allo stesso tempo rispetta la cultura del colonizzato. L’invasione Disney tuttavia è in agguato, la vetrina più grande e ricca raccoglie tutti i gadget della casa di animazione americana, a partire da Topolino fino al più recente Toy Story, con l’avvento di un nuovo sogno per i bambini: diventare astronauta e visitare mondi extraterrestri.

Senza quasi accorgercene siamo arrivati alla fine della visita, accompagnati da voci e corse da una vetrina all’altra degli amichetti invitati da Alice, e già spero che qualche nonna o nonno vada a visitare il Museo e mi faccia sapere quale giocattolo ha risvegliato i suoi ricordi più cari. Per esempio, mi sembra che mia mamma avesse una bambola proprio come quella che ho visto…

Claudia Alborghetti

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