Carnevale in Sardegna: la Sartiglia di Oristano

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© Fondazione Sa Sartiglia

Una tradizione di Carnevale? Certo, ma non solo: Sa Sartiglia di Oristano è molto di più: è una festa di origine medievale che affonda le radici in antichi riti pagani volti a propiziare i raccolti e la fecondità alla vigilia del risveglio primaverile della natura. Insomma, la Sartiglia non è solo una giostra in cui abilissimi cavalieri si esibiscono cercando di conquistare un trofeo (la stella), ma un vero e proprio rito a cui partecipa l’intera città la domenica di Carnevale e il martedì successivo.

Una festa estremamente coinvolgente, che richiama ogni anno a Oristano tantissime persone da tutta la Sardegna e oltre, e che, con i suoi riti che si tramandano da secoli di generazione in generazione e lo spettacolo dei suoi spericolati cavalieri mascherati che si esibiscono in spericolate acrobazie, è capace di emozionare grandi e bambini.
E sono proprio le maschere a costituire l’elemento più caratteristico di questa festa: maschere fisse, bianche, che coprono interamente il volto dei cavalieri rendendoli irriconoscibili, protagonisti di un rito e una festa che risale addirittura al 1465, quando a governare quest’isola orgogliosa erano gli spagnoli della corte di Aragona.

La Candelora e il bando

Tutto però comincia ancora prima del Carnevale. Comincia il giorno della Candelora (2 febbraio), quando vengono ufficialmente designati i due Cumponidori, i “capo corsa” delle squadre dei due gremi (le antiche corporazioni), quello dei contadini e quello dei falegnami, che correranno la Sartiglia: quella dei contadini, con la bandiera rossa, la domenica di Carnevale; quella dei falegnami, con la bandiera azzurra, il martedì.
Una volta incaricato il Cumponidori, si procede con il bando: proprio come avveniva un tempo, l’araldo gira per Oristano convocando i cittadini per la Sartiglia e informandoli dell’orario di gara e dei premi riservati ai vincitori.

La vestizione

Finalmente, ecco il giorno della gara, che inizia con la vestizione. Il Cumponidori designato si presenta, accompagnato da tamburini e trombettieri, vestito con una maglietta bianca, calzoni corti di pelle e stivali. Sale su un tavolo e viene vestito dalle Massajeddas, giovani fanciulle in abito sardo.
La vestizione è completata dalla tipica maschera, fissata al volto e sormontata dal cappello a cilindro: ora il Cumponidori è pronto.
Sempre senza toccare terra sale sul cavallo, che è stato fatto entrare nella sala, e gli viene consegnata la pipia de maju, un mazzo di mammole che simboleggia lo scettro. A questo punto si sdraia completamente sulla groppa ed esce dalla sala attraverso la porta.

La Corsa alla Stella

Ora si entra nel vivo della festa: il Cumponidori, preceduto da tamburini e trombettieri, si mette alla testa dei suoi due luogotenenti e degli altri cavalieri mascherati, in groppa a cavalli riccamente bardati, per dirigersi verso la via Duomo. Qui è stata appesa la stella che dovrà conquistare. Si tratta di una stella d’argento a otto punte, appesa a un nastro verde, con al centro un foro.
La gara consiste nell’infilzare la stella prima con la spada e poi con lo stocco (un’asta di legno lavorato), passandoci sotto al galoppo. Un onore riservato prima di tutto al Cumponidori e ai suoi aiutanti e poi via via ad altri cavalieri.
Alla fine della gara c’è la remada: il Cumponidori si sdraia completamente sul cavallo e lo lancia al galoppo, benedicendo la folla con la sua pipia de maju.

La corsa delle pariglie

A questo punto la prima parte della Sartiglia è conclusa. Si apre però la seconda parte, sulla via Mazzini. Qui, fino a sera, hanno luogo le pariglie: tutti i cavalieri si esibiscono in spericolate acrobazie in piedi sulla groppa dei propri destrieri, cercando di mettere in luce le proprie abilità di coraggio e di destrezza.
Le pariglie sono davvero spettacolari e lasceranno sicuramente a bocca aperta i bambini, che si ritroveranno a sognare si potere anche loro, un giorno, cavalcare come questi abilissimi cavalieri.

La svestizione

Alla fine delle pariglie il Cumponidori saluta ancora una volta la folla e torna nella sala dove aveva indossato il suo costume per la svestizione, compuita dalle stesse Massajeddas alle quali era stato affidata la prima parte del rito.

Informazioni: www.sartiglia.info

 

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Ecco alcune immagini della Sartiglia di Oristano

 

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