Le avventure di Capitan Porchetta – Capitolo V: Estate

E anche nel paese di Carletto, il supereroe Capitan Porchetta che abbiamo imparato a conoscere, è arrivata l’estate. E puntualmente lui riesce a farne una delle sue e a cacciarsi in una situazione a dir poco esilarante.

Le vacanze erano cominciate. Anche la scuola di Caccadisotto aveva chiuso il battente. Così, al singolare perché la porta aveva una sola anta, anche un po’ piccola. Anzi, talmente piccola che quelli che non erano di Caccadisotto,  quando volevano far capire quanto era piccola una cosa, dicevano “piccola come l’anta della porta della scuola di Caccadisotto”. E tutti capivano.

Carletto, finita la scuola, era perso. Non sapeva come far passare le giornate. Sì, un giro in bici, un salto al torrente, quattro calci ai sassi, m, il tempo non passava mai. Erano finiti anche gli allenamenti, anche se lui continuava caparbiamente ad arrivare al campo in orario, con la borsa pronta.  Andava nello spogliatoio, si sedeva sulla panchina e guardava il pavimento. Seguiva l’interminabile colonna delle  formiche lungo le fughe delle piastrelle, ascoltava gocciolare una doccia e si intristiva ogni volta di più.
Certo lui era un supereroe, lui era Capitan Porchetta ma, se non succedeva nulla, anche un supereroe finiva per annoiarsi. La gente, in generale, stenta a credere che anche  per i supereroi vengano momenti in cui ci si mette in discussione, ma questo era proprio uno di quei momenti. Perché lui, insomma, ci aveva pensato parecchio:

  • la verità è che uno conosce un  supereroe e questo ha una certa età, tipo vent’anni, ma dopo non invecchia. Non invecchia mai! Passano gli anni e lui resta sempre uguale.
  • avete mai visto un supereroe vecchio?
  • e un piccione piccolo?
  • e il funerale di un cinese?
  • gli interrogativi sono davvero molti e importanti ma le risposte… beh le risposte… quelle sono davvero poche.

Insomma le domande che  Capitan Porchetta si faceva erano quasi sempre:

  1. la maglietta rosa taglia S, fino a che età potrà sembrare solo un po’ attillata?
  2. il rosa non sarà un po’ impegnativo in una società poco tollerante?
  3. la maschera, avanzo del costume di Zorro sembrerà adeguata in un futuro tecnologico per avventure nella realtà virtuale?

Sconsolato, Carletto si  spostava tra un nascondiglio e un rifugio segreto. Controllava i travestimenti, piegava e ripiegava la maglietta rosa, metteva e toglieva la maschera nera. Poi, alla fine, andava a sdraiarsi nel prato per guardare le nuvole.

Tutte le volte che gli capitava di guardare le nuvole gli veniva in mente una vecchietta che una volta aveva aiutato a ritrovare il sentiero verso casa. Aveva trovato la vecchietta  sdraiata nell’erba che ripeteva indicando il cielo: “… le nuvole… in ciel… vengono… vangano…” e poi rideva con la bocca sdentata.
Con un rapido travestimento, quella volta Carletto – Capitan Porchetta aveva deciso di intervenire e aveva, con solerzia, cercato di riaccompagnare a  casa la vecchietta smarrita.  In  effetti  non era stato facile. C’era  stata un po’ di discussione, un tantino di resistenza. Insomma, aveva dovuto spingerla, recalcitrante, dentro la casa. A questo punto la vecchietta si era messa ad urlare : “Bùgiùn… non è casa mia… ti ho detto che non abito qui!”
Dettagli naturalmente, ma che potevano compromettere il buon esito dell’operazione. Capitan Porchetta, a quel punto,  aveva preferito dileguarsi per non essere riconosciuto, inseguito dagli improperi della vecchietta che urlava “Porca balèta… non sono neanche di questo paese qui… chiamate i carabinieri, il parroco, il farmacista… almeno il sindaco!”
Era stata comunque un’avventura ma ora, in estate, in quel paesino dimenticato da tutti, si sentiva completamente inutile.
Decise  di prendere la bicicletta e di tornarsene al torrente. Questa volta prese con sé la canna da pesca e la scatola dei vermi. Avrebbe provato a stanate qualche trota vicino alla cascata.

Era da dieci minuti che fissava il galleggiante in attesa di un’abboccata ma niente. La corrente portava  giù dei legnetti ballonzolanti e ribolliva contro i massi. Dietro i massi l’acqua faceva la “morta”ed era proprio lì che si fermavano le trote, contro corrente.
Accadde tutto all’improvviso: superando il frastuono della vicina cascata  un urlo disperato bloccò Carletto, raggelandolo. Abbandonata la canna, che si infilò prontamente nella corrente, corse verso la cascata per capire l’origine del grido. Nella  bolla di acqua spumeggiante formata dalla cascata, una persona si dibatteva  lanciando grida e agitando le braccia. Per la verità, ad un più attento esame, sarebbe apparsa come una persona che stava spruzzando tutt’intorno l’acqua che le arrivava alle ginocchia.
Carletto non ebbe esitazioni: eccola l’avventura dell’estate! Inforcata la bicicletta con sgommata sullo sterrato, Carletto si precipitò nel primo nascondiglio utile a indossare al volo  maglietta rosa e mascherina nera. Capitan Porchetta, in divisa d’ordinanza,  era pronto ad intervenire.

Con quattro pedalate tornò davanti alla cascata. La bicicletta abbandonata sulla riva, corse  gli ultimi metri con l’ansia di arrivare in tempo. Poi si buttò, con sprezzo del pericolo, al salvamento. Un tuffo quasi di testa, a pesce, per restare in tema. Poi il buio.
Quando riuscì ad aprire le palpebre, con  le ciglia piene di goccioline, un raggio di sole gli ferì gli occhi. Era confuso. Non capiva bene cosa fosse successo e così, controluce, non riconosceva la figura che gli stava, incombente, sopra. Era tutto bagnato e aveva freddo. Si toccò rendendosi conto di avere ancora la mascherina. Meno male, pensò,  nessuno l’avrebbe riconosciuto! Fece per alzarsi ma una mano ossuta lo trattenne e una voce stridula, che cominciava a riconoscere, lo apostrofò: “ Te pestà el cò, hai battuto la testa… e comunque, va che per andare sott’acqua è un’altra la maschera da usare, testina!”

NO!  Un urlo gli si smorzò in gola. La vecchietta NO! Con un balzo fu  in piedi e cominciò a correre verso la bicicletta. Sentiva  la voce cantilenante che ripeteva come fosse davanti al pubblico: “ Non si può neanche pucciare i piedi che c’è subito uno che annega… lo tiri fuori e non ti dice nemmeno grazie… con quella maglietta rosa così stretta poi… e la maschera da carnevale, valli a capire i bambini di adesso. Non si può più stare tranquilli…”

In piedi sui pedali come se dovesse vincere una tappone del Giro, sentiva la voce sempre più lontana ma sempre presente. Capiva che doveva sparire, mettere chilometri tra quella voce e Capitan Porchetta. Perché nessuno doveva sapere. Perché nessuno doveva anche solo sospettare la vera identità del supereroe.
Si buttò in un cespuglio che avrebbe dovuto celare il nascondiglio principale, sbagliando di pochi metri. Ruzzolò a terra sfilandosi con una certa fatica la maglietta rosa fradicia. Tolta la mascherina, abbandonò l’identità di Capitan Porchetta tornando ad essere Carletto, bambino delle elementari di Caccadisotto, quelle  con la porta piccola.
Lontano, stemperata dal rumore del torrente,  si sentiva ancora una  voce monocorde che gli sembrava recitasse un rosario: “ … le nuvole, nel cielo, vengono… vangano.”
Era la seconda volta. Di due.

Testo di Chicco Pessina
Illustrazione di Bruno Testa

 

Trovi gli altri capitoli delle “Avventure di Capitan Porchetta” a questi link:
Capitolo I: Il segreto
Capitolo II: Il paese di Caccadisotto
Capitolo III: Ogni scherzo è ovale
Capitolo IV: Il coniglietto Roberto

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