Quando i figli si sposano…

Quando un figlio si sposa, tutti gli assetti familiari cambiano. E anche i genitori devono ridefinire il proprio ruolo. È così anche quando i figli sono adulti e abitano già da un po’ per conto loro: anche in questi casi si tratta di un passaggio importante, che non a caso tradizionalmente si celebra con un rituale, quello del matrimonio. Un figlio che si sposa dà vita a un nuovo nucleo – una nuova coppia, da cui nascerà una nuova famiglia, una nuova realtà affettiva e sociale – e nell’asse dei rapporti familiari questo “spinge indietro” i genitori. È come se la famiglia originaria si restringesse un po’ per far posto alla nuova realtà che sta nascendo, che si deve “inventare” con il suo progetto e, com’è naturale, essere pronta a superare le sue difficoltà.
Il matrimonio non è solo un rito; è anche un passaggio che segna un cambiamento: per gli sposi, che con questo rito si scambiano una promessa impegnativa e che dichiarano non solo il loro amore, ma anche la loro volontà di mettersi in gioco per creare un nuovo nucleo familiare; per noi “anziani”, che dobbiamo modificare l’atteggiamento verso nostro figlio (o nostra figlia). Ormai non è più “il nostro bambino” (o bambina) e dobbiamo fare un passo indietro, lasciare che la nuova coppia sia libera di inventarsi, il che significa di fondere le realtà familiari da cui ognuno dei due viene per creare un “organismo” che avrà giocoforza una fisionomia e delle dinamiche diverse da quelle delle famiglie originarie. Ma non basta: noi genitori dobbiamo credere in questa nuova coppia, nella forza dell’amore che legagli sposi,  far loro sentire che siamo certi che sapranno creare una famiglia armoniosa, solida, forte.
E noi “vecchi genitori”? Spesso, anche noi dobbiamo fare un lavoro su noi stessi, “reiventarci”, trovare un equilibrio diverso. Prima di tutto, dobbiamo imparare che le scelte e i progetti della nuova famiglia non saranno simili ai nostri. I nostri figli sono parte della nostra vita, ma ora vanno verso altre vite, verso sogni, rapporti e progetti che non conosciamo. Ma poi, dobbiamo modificare il nostro rapporto reciproco, accettare che sia privo di quello sguardo “esterno” che ci davano i figli… in attesa che cambi di nuovo tutto, con la nascita dei nipoti.

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