L’importanza di poter salutare i propri cari

È successo anche ai miei vicini di casa. Hanno dovuto chiamare il 112 per il papà, molto anziano e già sofferente da tempo. È arrivata un’ambulanza che l’ha portato in ospedale, ma imponendo ai familiari di non muoversi da casa a causa del pericolo del contagio da coronavirus. E così l’hanno salutato per l’ultima volta.Benché infatti non sia stato il virus a portarlo via, ma il male che già lo affliggeva da tempo, i suoi cari non hanno potuto stargli vicino, non hanno potuto salutarlo neanche dopo il trapasso. Hanno solo potuto aspettare, al cimitero, che arrivasse il feretro, già chiuso, per una cerimonia frettolosa.

Non sono certo gli unici; anzi, rispetto a quello che è successo ad altri nelle fasi più terribili dell’epidemia, possiamo dire che è andata già bene così… Eppure, quanta tristezza nel non potersi accomiatare dai propri cari, nel non poterli rivedere un’ultima volta, nel non potersi concedere quei gesti – disporre un fiore, accarezzare un’ultima volta le mani – che ci pare rendano, se non meno doloroso, più accettabile, quasi più umano, il distacco.
E se certo è fondamentale riuscire a sconfiggere questo virus così minaccioso, è anche vero che una delle conseguenze più terribili dell’epidemia è l’aver interrotto riti e consuetudini che ci accompagnano fin dalla notte dei tempi e che sono alla base del nostro stesso riconoscerci come uomini.
Passerà, certo, e torneremo a stringerci gli uni agli altri e a ricordare insieme chi se ne è andato. Per ora, possiamo farlo solo col pensiero, certi che loro saranno sempre con noi.

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