La Pasqua dei nostri tempi

© Yuzach | Dreamstime.com
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Com’era la Pasqua di quando eravamo piccoli? Ve la ricordate? Certo, scommetto di sì. Siamo negli anni Sessanta (almeno, per me le Pasque di quando ero bambina erano quelle; prima, ero troppo piccola per serbare dei ricordi) e questa festa aveva ancora tutto il suo profondo significato religioso, che oggi, confessiamolo, spesso nelle nostre famiglie ha un po’ perso.

La Pasqua la passavamo sempre a casa dei nonni, in Abruzzo. Appena finiva la scuola, si partiva! Nei miei ricordi si entrava però nel cero clima della Pasqua il Venerdì Santo, un giorno di digiuno e di preghiera: mia nonna guidava la spedizione delle “donne di casa” e dei bambini (i papà a dire il vero nei miei ricordi non erano tanto presenti) nelle visite ai Sepolcri. Si girava per varie chiese, e ricordo benissimo la penombra e i paramenti a lutto.

Era anche un giorno di digiuno: al mattino i “grandi” saltavano la colazione (neanche il caffè!), a pranzo si mangiava (tutti!) solo una minestra di verdure e la sera del pesce bollito oppure un uovo. Stop.
In particolare, erano proibitissimi i dolcetti, anche se era quello il giorno in cui, tradizionalmente, si preparavano i dolci per la festa. No, da noi niente colomba; tutt’al più un uovo di cioccolato. In compenso, mia madre faceva la pastiera, mentre mia nonna impastava dei biscotti casalinghi, semplici ma con un intenso profumo di limone, a cui, sul tavolo della cucina dal piano di marmo, dava la forma di pupazzi, con tanto di ciliegie candite per gli occhi e di incisioni al coltello per bocca e naso. Un pupazzo per ognuno dei nipoti, con la gonna per le bambine e con i pantaloni per i maschietti. E poi, in forno! Ma proibito assaggiare, nonostante i profumi che si spandevano per la casa. Una tortura!

Il sabato era il giorno dei grandi preparativi, con la spesa e i consulti tra mia madre e le zie per il pranzo di Pasqua, a cui ognuno collaborava con qualcosa.

Poi, la domenica, la grande festa. Che iniziava al mattino, quando (eccezionalmente) si faceva colazione tutti insieme, dopo aver detto una preghiera, e mia madre preparava la frittata con la mentuccia (che profumo!).
Poi naturalmente c’era la messa, per poi trasferirsi a tavola, nel lungo e sontuoso pranzo tutti insieme, con quelle tavole immense, allungate con assi, e perfettamente apparecchiate.
Nel pomeriggio, noi bambini via in cortile a giocare (sicuramente la memoria mi tradisce, ma mi sembra che sulle Pasque della mia infanzia splendesse sempre il sole). Sì, era un’epoca in cui i bambini se appena non pioveva giocavano fuori, in cortile, con le mamme che si affacciavano appena ogni tanto dalla finestra per controllare, più che altro nel timore di un ginocchio sbucciato. Che tempi!

Per noi però la festa grande era Pasquetta, con il picnic sull’erba e, quando eravamo fortunati, (non spesso, in verità) anche il barbecue. Nel mio ricordo sono rimaste memorabili delle patate cotte sotto la cenere: mi sembra di non averne mai più mangiate di così buone (ma sarà vero?).

Finita la gita, si tornava a giocare tutti insieme (noi bambini). E il martedì era giornata di compiti!

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