Il gioco simbolico

È il gioco più semplice del mondo, quello che ci fa sorridere quando lo vediamo fare dai nostri bambini, e in cui siamo spesso coinvolti anche noi (e, diciamocelo pure, ci divertiamo un bel po’…). Ed è soprattutto una tappa fondamentale nella crescita dei bambini, uno degli elementi su cui si appunta l’attenzione degli psicologi.
Stiamo parlando del gioco simbolico, che compare in genere nei bambini dopo l’anno di età e li accompagna fino all’età scolare e anche un po’ oltre, naturalmente evolvendo via via e diventando sempre più complesso, fino ad arrivare a vere piccole narrazioni.

Che cos’è il gioco simbolico

Ma di cosa si tratta? In pratica, è il gioco di finzione. Nelle sue forme più complesse, è il gioco del “facciamo che io ero la mamma e che davo la pappa alla figlia (la bambola) ”, “facciamo che lui (l’orsacchiotto) aveva la febbre e doveva prendere  la medicina”… (nella mia esperienza, sempre rigorosamente al passato) , inventando situazioni immaginarie anche piuttosto articolate. Inizia già a partire dai 12-15 mesi, quando il bambino comincia a usare gli oggetti che conosce in maniera giocosa, diversa dall’uso che è abituato a vederne fare: per esempio, fa finta di bere da un bicchiere vuoto; prende una pentola e la mette in testa come un cappello; imbocca il suo peluche…
In pratica, il gioco di finzione dimostra che il bambino è arrivato a padroneggiare due livelli di pensiero: il livello basato sulla realtà (la pentola serve per preparare la pappa) e quello basato sulla fantasia (la forma della pentola ricorda quella di un cappello).

Si tratta di un’esperienza di crescita assolutamente imprescindibile; anzi, è una delle attività più importanti del bambino, attraverso la quale impara a interagire in modo attivo con la realtà che lo circonda. Infatti grazie al gioco simbolico lui usa gli oggetti del suo mondo quotidiano per rappresentare qualcosa di diverso: simbolico, appunto. Quindi una scatola di cartone diventa una casetta,  una matita diventa un microfono, due sedie diventano un trenino…
Insomma, è il primo passo per il processo di astrazione: un oggetto che il bambino ha a disposizione in quel momento viene usato per rappresentare un altro oggetto che non ha, ma che evoca con la fantasia; allo stesso modo, le situazioni che si trova a vivere in un determinato ambiente – per esempio, la sua cameretta – vengono usate per vivere o rivivere situazioni diverse e solo immaginate.

Secondo il grande psicologo Piaget, il gioco simbolico si sviluppa diversi stadi, raggiungendo forme sempre più sofisticate, passando dal gioco altamente realistico, basato su funzioni dell’oggetto (per esempio, far finta di bere da un bicchiere vuoto, in cui il bicchiere mantiene la sua funzione, anche se l’azione del bere è simbolica perché, appunto, è vuoto), fino alla vera simbolizzazione dell’oggetto (per esempio, prendere uno scatolone e far finta che sia una casetta).

L’importanza del gioco simbolico

Come abbiamo detto, il gioco simbolico si manifesta presto e continua fino ai primi anni della scuola elementare. Col tempo, mano a mano che il bambino cresce e le sue esperienze di ampliano parallelamente allo sviluppo di quelle che gli psicologi chiamano “competenze sociali”, il gioco simbolico diventa più complesso, arrivando a definire ruoli ben precisi tra i diversi personaggi/attori.

È per questo motivo che gli psicologi attribuiscono una grande importanza allo studio del gioco simbolico: ritengono infatti che apra una finestra sul mondo interiore del bambino. Quando gioca il bambino non “fotografa” la realtà, ma ne dà una sua interpretazione, attraverso la quale esprime anche il suo vissuto, le sue paure e la sua visione del mondo di cui ha esperienza, filtrata dalle sue emozioni. Il gioco è quindi il punto di incontro tra due mondi, quello interiore del bambino e quello reale, in cui vive, e diventa perciò lo strumento attraverso il quale il bambino non solo sperimenta e conosce il mondo reale, ma si crea anche una sua identità esprimendo il suo mondo interiore. Insomma, attraverso il gioco simbolico i bambini si avvicinano al mondo degli adulti e ne interpretano i rapporti e i ruoli, naturalmente con quella fantasia e quella straordinaria capacità di guardare il mondo con occhi incantati che li contraddistingue.

Come favorire e promuovere il gioco simbolico

Detto questo, naturalmente tutti coloro che affiancano il bambino nella sua crescita devono cercare di favorire lo sviluppo del gioco simbolico, che ha importanti riflessi anche sul successivo percorso psicologico e sociale del bambino. Per esempio, alcuni studi mettono in relazione il gioco simbolico con la capacità di narrare, e quindi con lo sviluppo non solo di un linguaggio articolato, ma anche di un pensiero logico capace di creare (e di seguire ) i rapporti di causa-effetto o la successione temporale degli avvenimenti.

Come possiamo fare allora per aiutare il bambino libero a sviluppare tutta la sua capacità creativa nel gioco? L’ideale sarebbe mettere a disposizione del bambino, anche in casa, una serie di materiali che possa usare liberamente. Non occorre molto: uno scatolone con materiali per il travestimento (pezzi di stoffa di varie dimensioni, cappelli, vecchie sciarpe, borse, cianfrusaglie varie che non si usano più), bambole, posate, piatti di plastica, pentolini… Basta davvero poco per scatenare la fantasia dei bambini: un telo diventa il mantello del principe, un bastone un cavallo, lo schienale di una poltrona la parete di una casa…

È importante anche partecipare ai loro giochi, se ce lo chiedono, senza mostrare se possibile un atteggiamento di sufficienza, ma interpretando i ruoli che eventualmente ci attribuiscono e interagendo con loro, senza intervenire per pianificare il gioco (che deve essere assolutamente libero da parte dei bambini), ma chiedendo spiegazioni in modo da aiutarli ad esprimersi.

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