Bambini e nanna: l’importanza di cullarli

Quante volte capita che noi nonne ci sentiamo accusare di “viziare” i bambini perché, quando vengono affidati a noi, li culliamo per farli addormentare? Certo, per noi è un grande piacere, inutile negarlo, anche se un po’ faticoso. Ma volete mettere la dolcezza di vedere quegli occhietti appesantirsi, quel corpicini acquietarsi pian piano tra le nostre braccia?
Ebbene, ora ci sono ben due ricerche scientifiche che ci danno ragione: cullare i bambini fa bene non solo perché favorisce il loro sonno, ma perché lo rende più profondo e permette loro perfino di rielaborare meglio le esperienze fatte durante la veglia, e quindi di memorizzare, di imparare…
Le ricerche sono state condotte entrambe in Svizzera, e su volontari  adulti. Ma i risultati possono – e a maggior ragione! – riferirsi anche ai bambini.

I volontari sono stati testati per due notti: nella prima hanno dormito su un letto basculante, proprio come una culla, e il secondo su un letto fermo. Ebbene, la prima notte i volontari si sono addormentati più in fretta e hanno avuto fasi più lunghe di sonno profondo, quello che ci permette di assimilare meglio le informazioni accumulate durante la veglia. E il mattino seguente, quando sono stati sottoposti a testi di memoria (per esempio, ricordare parole che erano state loro dette la sera, prima di dormire), quelli cullati tutta la notte le hanno ricordate meglio.

 

E quindi? Se trasferiamo questi risultati sul bambino, non possiamo che arrenderci: è vero che, come dicono da sempre le nonne e come vuole una lunga tradizione, è bene cullare i bambini. D’altra parte, nel cullarli non facciamo altro che riprodurre, senza saperlo, i movimenti che il bambino avvertiva quando era nella pancia della mamma, e la mamma si muoveva. E poi, tenerlo stretto a noi, fargli sentire il battito del nostro cuore e il nostro odore, per lui significa sicurezza.

Certo, l’ideale è che a cullarlo sia la mamma, a cui lo lega – e come può essere altrimenti? – un filo invisibile ma solidissimo. Però, quando la mammo non c’è possiamo farlo noi nonni; oppure, quando la mamma c’è, possiamo aiutarla a ritagliarsi questi momenti di dolcezza e di indimenticabile intimità, cercando di alleggerirla di altre incombenza. Ed essere nonni significa anche questo…

 

In ogni caso, bando all’idea che viziarlo significa dare dei “vizi” ai bambini; significa piuttosto rispondere a un loro bisogno, che certo esprimono col pianto quando non viene soddisfatto. Ma lasciarli piangere non è una buona tattica: certamente a un certo punto smettono di piangere, sfiniti, e si addormentano, ma questo non significa che hanno imparato a dormire senza coccole e senza essere cullati!

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