Genitori “over 40”: diversi da quelli della nostra generazione?

© Timonko | Dreamstime.com
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È forse uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni: vedere dei genitori “over 40” con bimbi piccoli. Complice la crisi economica, le esigenze di un lavoro sempre più precario e che comunque richiede una dedizione (anche in termini di tempo) sempre maggiore, molte coppie ritardano il momento di avere figli.
Nel 2011, il 7% dei bambini è nato da una mamma di più di 40 anni, e il numero di donne che è diventata mamma per la prima volta a quell’età ha raggiunto quello di chi ha avuto  il primo figlio a meno di 25 anni, con un’inversione di tendenza sicuramente significativa. E sono dati che continuano a crescere.

Per noi nonni è un fenomeno del tutto nuovo. Io ricordo benissimo mia madre, diventata mamma a 33 anni, che diceva di essere una “mamma anziana”. Oggi, certo, la percezione dell’età è completamente diversa: noi avevamo una gran voglia (forse eccessiva) di crescere, di diventare adulti e anche di assumerci gli oneri e le difficoltà che questo comportava, mentre i nostri figli, complice anche un modo del lavoro sempre più difficile che impedisce loro di uscire di casa troppo presto, spesso continuano a sentirsi “ragazzi” a un’età in cui noi ci saremmo sentiti assolutamente uomini e donne ormai perfettamente maturi e pronti ad affrontare il mondo.

Ma, tornando ai genitori: questo comporta delle differenze nel rapporto con i bambini? Per la mia esperienza, certamente sì, ma devo dire che sono differenze positive. Noi (almeno, questa è la mia esperienza), diventati mamme e papà subito dopo aver finito gli studi e appena abbiamo cominciato a lavorare, siamo quasi cresciuti insieme ai nostri figli, che nel bene e nel male ci hanno seguito in tutte le tappe della nostra vita, personale e professionale. E certo, abbiamo affrontato tutto sempre con un atteggiamento “da giovani” e cioè (con lo sguardo di oggi) sottovalutando pericoli e fatiche, sicuri che comunque “ce l’avremmo fatta”. Insomma, la nostra vita si è “impastata” con quella dei figli, diventando un tutto indissolubile con la loro… almeno finché non c’è stato l’inevitabile distacco e i figli hanno preso la loro strada.

I genitori più maturi di oggi arrivano invece spesso ad avere figli quando la loro vita, almeno quella professionale, si è ormai assestata su binari abbastanza stabili. Ed è sicuramente una scelta più consapevole. Sanno più di noi (o almeno più di me quando sono diventata mamma) che cosa comporta: ricordo che, quando ero incinta della mia prima figlia, molto desiderata e sognata, immaginavo più o meno che avrei avuto a che fare con una bambola…
I genitori di oggi sono più preparati, sono talvolta anche pronti a sacrificare a questa scelta una parte della loro carriera (magari più le mamme dei papà…) e in molti casi hanno anche una maggiore disponibilità economica. E questo significa maggiore pazienza, più tranquillità, potersi permettere una babysitter qualche ora in più, ma anche maggiore consapevolezza dei propri limiti, essere disposti a farsi aiutare in modo concreto senza lanciarsi in donchisciotteschi e faticosissimi programmi pensando di “farcela”.

Viceversa, forse per loro i figli sono meno un’”avventura”, come è stato per noi: spesso hanno la consapevolezza che resteranno figli unici, e la maggiore disponibilità economica fa sì che in molti casi siano disposti a spendere molto per loro. Per i bambini, essere figli di una coppia meno giovane può significare talvolta sia dover rispondere ad aspettative molto “alte” dei genitori, sia avere un rapporto diverso, più lontano, con i nonni, che sono inevitabilmente più avanti negli anni e non possono garantire il supporto che avrebbero potuto offrire se fossero approdati alla nonnità qualche anno prima.

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