Noi Nonni

I nuovi nonni

nonni-nipoti-parco-monkey-business-images-_-dreamstimeComincia con questo articolo la nostra collaborazione con la psicologa (e nonna di un bellissimo bimbo!) Maria Adele Tonetti.
Maria Adele sta facendo uno studio proprio sui “nuovi nonni” e sul loro ruolo, così diverso da quello dei nonni del passato.
Per questo studio ha preparato alcune domande per un sondaggio online. Se volete rispondere (abbiamo finalmente la possibilità di far sentire la nostra voce!), ecco il link:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScXjQGD52oK3pROHUobLp08xkTDWec8OTdM-LvcDnxNNB6Tbw/viewform?c=0&w=1

In letteratura esiste poco materiale che riguarda il tema del “diventare nonno/a”, contrariamente agli innumerevoli trattati che hanno come tema la genitorialità.
Ai nonni di oggi è spesso affidato il compito di custodire il nipote (o i nipoti), un carico pratico ed emotivo notevole, un impegno in termini di energie e risorse, un gesto che diventa espressione di dedizione e amore verso il piccolo ma anche verso il nuovo nucleo familiare.

Un profondo cambiamento di prospettiva

Diventare nonni è sempre una grande sorpresa, un grande cambiamento di prospettiva; si passa da genitori a un ruolo completamente diverso. Non c’è niente e nessuno che insegni a diventare nonni, non puoi frequentare una scuola per nonni né iscriverti a un master. Si diventa nonni e basta, a volte con tanta sorpresa (malgrado intercorrano nove mesi di gravidanza) perché finché non si è lì, ad accogliere tra le braccia il neonato, tutto sembra quasi impossibile, un vero miracolo.

Un ruolo più rilassato

Come nonni ci si può sentire impacciati, o intimoriti, i ricordi della propria genitorialità possono sfumare nel tempo e nella memoria. Il ruolo dei nonni può a volte essere più “rilassato”, rispetto a quello dei genitori, poiché si vive in minor misura la responsabilità dell’educazione, compito che è quasi esclusivo dei genitori. I nonni spesso assumono un approccio diverso con il neonato o con il bambino rispetto a quello del genitore: assistono i nipoti con il privilegio di dare la priorità al piacere del gioco e dell’affettività, piuttosto che alle regole.
I nonni sono lì per i nipoti, per divertirli, per andare a prenderli all’asilo, per far fare loro merenda, per raccontare favole guardando e commentando insieme le illustrazioni; possono svolgere attività manuali con loro e per loro, per divertirsi insieme e per aiutare i piccoli a scoprire il mondo.
Ognuno ha il proprio modo di essere nonno o nonna, non c’è una regola universale; ognuno ha la propria storia personale e proprio quella storia di vita influenza il “modo” di essere nonno, insieme naturalmente all’esperienza avuta dai nonni stessi, a loro volta, con i propri nonni.

Con la nascita di un bimbo, cambia il sistema-famiglia

I protagonisti indiscussi dell’evento nascita sono i genitori, spesso i nonni restano nelle “retrovie”, anche per pudore e rispetto. I nonni partecipano emozionalmente senza invadere il nuovo nucleo (o almeno così dovrebbero) e condividono spesso con altri parenti o amici l’annuncio.
Quando nasce un bimbo cambia il sistema famiglia. Da quel momento non si è più mamma e papà di… ma padre e madre e nonni del nuovo nato. Ho sentito chiedere a zii e zie come si sentivano a essere diventati tali, ma sui sentimenti dei nonni, sulle loro emozioni, sui loro fremiti e preoccupazioni o sui loro pensieri si indaga ben poco; esiste una sorta di senso del pudore emotivo, come se il diventare nonni fosse scontato, qualcosa che semplicemente avviene, una tacita convenzione millenaria, su cui in pochi ancora portano attenzione (lo possiamo notare dalla scarsità delle pubblicazioni relative all’argomento).

La gravidanza e la nascita… dalla parte dei nonni

L’arrivo del primo nipote “sconvolge”. Con il crescere del pancione, cresce anche nella mente dei nonni la rappresentazione del bambino che arriverà, proprio come se la gravidanza servisse a dare il tempo ai futuri “caregiver” di prepararsi all’evento nascita.
La nascita viene investita di sacralità e pudore e spesso i nonni possono provare un misto di timore, un senso di immensa gioia e dolcezza che viene vissuta e nascosta dentro di sé. Si possono sentire indifesi o preoccupati di fronte alla gravidanza e al bebè; forse quando sono stati loro a diventare genitori, la gestazione non era cosi medicalizzata, non esistevano ecografie, morfologiche, non si conoscevano gli effetti del toxoplasma e molto altro. I controlli dal ginecologo erano molto più sporadici. Tutto questo per i nonni è fonte di apprensione, ma i tempi sono cambiati e ora le cose si svolgono in questo modo (paradossalmente, maggiori sono le conoscenze, maggiori possono essere le preoccupazioni).

Quante cose, anche pratiche, sono cambiate!

Quando il neonato viene affidato ai nonni, essi devono imparare molte cose pratiche: rispetto a qualche decennio fa, infatti, molte cose sono cambiate nella gestione dei piccoli. È cambiato per esempio il modo di adagiare il piccolo nella culla (quando per una vita i neonati sono stati posizionati “proni” ora, le nuove regole di sicurezza, prevedono che siano sempre posizionati “supini” nel loro lettino); sono cambiate le “regole” per il cambio del pannolino (fino a qualche decennio fa si consigliava di pulire il sederino prima della poppata; oggi le ostetriche suggeriscono di attendere la fine della poppata per il cambio)… Insomma, i nonni oggi si devono adattare a tutta una serie di norme e regole che non esistevano. Un tempo non c’erano gli scaldabiberon, le decine di marche di latte in polvere, le fasce per il babywearing, i pannolini usa e getta e molto altro. È cambiato tutto e i nonni si ritrovano a imparare tutto nuovamente, e possono essere in difficoltà nel gestire sdraiette dalle mille funzioni, ovetti per il trasporto in auto, seggioloni con decine di pulsanti…

Il desiderio di “recuperare” il tempo perduto

Attraverso esperienze e racconti, ho percepito un forte desiderio da parte dei nonni di essere non solo vicini al bambino ma, ancor prima, di intensificare la relazione e il legame con i propri figli.
A volte, i nonni maschi desiderano “recuperare” ciò che hanno perduto con i figli, spesso perché troppo dediti al lavoro. A volte, quando erano “solo” papà, per la necessità di mantenere la famiglia o perché troppo immersi nella realtà lavorativa hanno perso in parte il significato della genitorialità: magari la sera erano troppo stanchi per riuscire a giocare con i bimbi o al loro rientro trovavano i figli già addormentati. Oggi finalmente rispondono al desiderio di vivere il momento presente con i nipoti, godendosi giorno dopo giorno tutte le gioie e perché no, anche i timori, osservando i progressi, ascoltando i primi discorsi e ridendo e partecipando anche alle piccole “canaglierie”.

I nonni, punti di riferimento per la famiglia

Con l’assenza dei genitori spesso dovuta al lavoro, i nonni sono diventati dei veri punti di riferimento. Ai bimbi piacciono le ritualità e i nonni sono in grado di garantire proprio determinate ritualità che conferiscono al bambino tranquillità e sicurezza (come per esempio essere ritirati da scuola e fare merenda dalla nonna).
Il bimbo deve avere delle certezze, delle continuità e dei rapporti stabili. I nonni si dedicano ai nipoti a 360°; mentre i genitori si ritrovano a fare più cose contemporaneamente e possono essere a volte distratti, i nonni si pongono in ascolto attento quando il bambino parla e racconta ciò che è accaduto a scuola, le sue riflessioni o… ciò che gli sta a cuore!
I nonni sono lì per lui, “solo” per lui, “solo” per stare insieme, ed è proprio quello “stare insieme” che ha un valore inestimabile per ogni bambino, per lo sviluppo della sua affettività e della sua creatività.

 

Dott.ssa Maria Adele Tonetti

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Commenti

  1. patrizia ha detto:

    prima di diventare nonni però bisogna instaurare con i genitori del bambino un rapporto confidenziale e fiducia, altrimenti il nonno /a è solo un nome e non un punto di riferimento per i bambini e una gioia per i nonni.

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