Noi Nonni

Quando i bambini sono ammalati…

bambina-ammalata-letto-Imelda-Kiss-_-DreamstimeDiciamolo onestamente: quando i nostri nipotini si ammalano, molti di noi diventano insopportabili… proprio come i nonni di quando eravamo noi i genitori di figli piccoli!
Perché è vero che siamo più che pronti a dare una mano, disponibili ad andare a prenderci cura del bambino che non può andare a scuola o all’asilo mentre i genitori sono al lavoro, ma spesso questo ha un prezzo. E il prezzo è il “diritto alla critica” e all’ingerenza che ci arroghiamo.

Non sto dicendo che succeda sempre, né che lo facciamo volontariamente. Ma passiamoci una mano sulla coscienza e cerchiamo di essere obiettivi: succede.

Interventi controproducenti

Succede che, quando il malanno che ha colpito il nostro nipotino è qualcosa di più di un semplice raffreddore o di un’influenza che passa in de o tre giorni, entriamo in agitazione. E allora difficile tenerci: l’ansia ci fa fare quello che non avremo mai voluto fare, cioè intervenire proponendo soluzioni e criticando quello che fanno i genitori. Magari non direttamente, ma per esempio suggerendo di consultare un medico diverso, o proponendo di cambiare tipo di cura. E allora ci sfuggono frasi del tipo: “Perché non date l’antibiotico? Sì, lo so che il medico dice di aspettare ancora, ma il bambino non sta bene!” … “Ma sarà proprio solo un’influenza? Guarda che tosse ha! E non respira bene: ci manca solo che gli venga un attacco di asma!”
Tutti interventi, inutile dirlo, assolutamente controproducenti, e che ai nostri tempi, quando i genitori eravamo noi, ci avrebbero mandato fuori dai gangheri. E inutile tirare in ballo la nostra esperienza. In questo caso non vale, perché a parlare è piuttosto l’ansia!

Come comportarsi?

E allora, come comportarci? L’unica è… morderci la lingua e seguire le indicazioni dei genitori, facendo quello che prescrivono i medici senza interventi “creativi”. E se poi proprio ci sembra che ci sia bisogno di qualcosa in più, cercare di suggerirlo con tatto, senza però allarmare ulteriormente i genitori. Ricordiamoci che loro sono in ansia anche più di noi e che non hanno alcun bisogno di qualcuno che soffi sul fuoco.
Quindi offriamo la nostra disponibilità, perché in questi casi una mano in più non può che far piacere, certi che comunque il nostro affetto e la nostra attenzione verso il bambino sono esattamente quello di cui ha bisogno per affrettare la guarigione, e di cui hanno bisogno i genitori per essere tranquilli quando sono fuori casa. E certi anche che il nostro occhio e la nostra esperienza nel seguire l’evoluzione della malattia possono farci cogliere precocemente dei segnali di cui è bene preoccuparsi. Ma evitiamo di aggiungere ansia ad ansia, cosa che non può far bene né al bambino né ai genitori!

 

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